A tu per tu con Neni Rossini, Presidente Giflex

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Neni Rossini, Nel tuo discorso hai detto di essere ‘nata in Giflex’. Oggi che ne sei diventata presidente, quali valori e insegnamenti ricevuti dalle generazioni che ti hanno preceduta porti con te e quale contributo personale vorresti dare all’associazione?

“È vero, Giflex fa parte della mia storia prima ancora che del mio percorso professionale. Da bambina ho frequentato gli incontri e gli eventi associativi al fianco di mia madre, e quella prospettiva privilegiata mi ha permesso di conoscere questa realtà in modo del tutto particolare: attraverso le persone, le famiglie, gli imprenditori che con il loro lavoro e la loro visione hanno costruito qualcosa di duraturo. Ho conosciuto prima i volti e i valori, poi le aziende. I valori che ho respirato in quegli anni sono gli stessi che ritrovo nelle nostre imprese: serietà, responsabilità, correttezza, etica del lavoro e rispetto per le persone. Ma anche la consapevolezza del valore dell’unione. Perché esistono sfide che ci coinvolgono tutti e che possono essere affrontate solo mettendo insieme competenze, esperienze e punti di vista diversi. Da qui, la capacità di ascolto, di fare sistema e di lavorare uniti per creare valore per l’intero comparto. D’altronde operare nel packaging significa assumersi una responsabilità concreta nei confronti della società. I prodotti che i nostri imballaggi proteggono, entrano nella vita quotidiana di ogni persona, e questo impone uno standard etico e industriale che non può essere negoziato. Il contributo che vorrei dare è costruire su queste fondamenta, rafforzando ulteriormente la coesione dell’associazione e ampliando al tempo stesso tempo la nostra capacità di fare rete in una dimensione sempre più europea e globale. Le sfide che affrontiamo oggi non si fermano ai confini nazionali e richiedono risposte all’altezza di questa complessità”.

Neni Rossini

Se dovessi individuare la sfida che più di tutte segnerà il futuro del packaging flessibile nei prossimi anni, quale sarebbe?

“Se dovessi individuarne una sola, direi che la sfida più importante e complessa sarà trovare soluzioni capaci, allo stesso tempo, di ridurre concretamente l’impatto ambientale, utilizzare le risorse in modo sempre più efficiente, garantire prestazioni elevate e rimanere economicamente accessibili. La vera sostenibilità nasce proprio dalla capacità di tenere insieme questi diversi elementi e di farli avanzare contemporaneamente, perché una soluzione che eccelle sotto un singolo profilo ma fallisce sugli altri, difficilmente può rappresentare una risposta efficace e duratura. Il nostro settore sta lavorando con grande impegno per sviluppare imballaggi sempre più efficienti nell’utilizzo delle risorse, con un impatto ambientale ridotto lungo l’intero ciclo di vita, progettati per essere meglio recuperati, riciclati e reimmessi nel circuito dell’economia circolare. È una direzione necessaria e i progressi compiuti negli ultimi anni lo dimostrano. Ma sarebbe ingenuo e non corretto considerare la dimensione ambientale come l’unica variabile in gioco. Un imballaggio che garantisce la massima circolarità, ma non è in grado di proteggere adeguatamente il prodotto che contiene, non assolve al suo scopo primario. Così come un imballaggio che raggiunge prestazioni eccellenti sul piano ambientale e funzionale, ma a un costo talmente elevato da renderlo inaccessibile per la maggior parte dei consumatori e dei produttori. La sostenibilità autentica non è quella che funziona in laboratorio o nei documenti di policy ma è quella che funziona sul mercato, nella vita reale, su scala industriale. È una sfida che richiede innovazione tecnologica, visione sistemica e una collaborazione profonda lungo tutta la catena del valore, dalla ricerca sui materiali alla progettazione degli imballaggi, dai sistemi di raccolta e riciclo fino alle politiche industriali che devono accompagnare e sostenere questa transizione. E il nostro settore ha le competenze per affrontarla.

Dal Congresso è emersa la possibilità che il PPWR possa essere oggetto di una revisione. Quanto preoccupa questo scenario le aziende associate e quale ruolo dovrà avere Giflex per tutelare il settore in questa fase così delicata?

“Siamo in una fase di grande complessità regolatoria, e tutte le imprese associate lo percepiscono con chiarezza. Il PPWR rappresenta un passaggio strutturale per il futuro del packaging: non è solo una questione di adempimenti normativi, ma di come l’intera industria sarà chiamata a evolvere nei prossimi anni. E tradurre questi indirizzi politici in regole concretamente applicabili e obiettivi coerenti richiede tempo, competenza tecnica e un dialogo costante tra istituzioni e industria. Riconosciamo che il regolamento, nella sua formulazione attuale, presenta aspetti che necessitano di chiarimenti e affinamenti significativi, e certo non possiamo dirci completamente soddisfatti di ogni sua previsione. Allo stesso tempo, però, riteniamo che rappresenti comunque una base di lavoro su cui è possibile e doveroso costruire. Ed è proprio per questo che l’ipotesi di una riapertura complessiva ci preoccupa seriamente – posizione che condividiamo pienamente con i nostri colleghi europei di FPE. Perché rimettere in discussione tutto ciò che è già stato definito non significherebbe di per sé migliorare il regolamento, significherebbe invece azzerare un percorso faticoso che ha consentito di raggiungere alcuni equilibri, rallentare ulteriormente la definizione di regole di cui il settore ha urgente bisogno e, soprattutto, generare nuova incertezza proprio nel momento in cui le imprese chiedono stabilità e chiarezza. Riteniamo sia decisamente più sensato e costruttivo ora concentrare gli sforzi sulla legislazione di secondo livello, ovvero sui decreti attuativi e sulle indicazioni operative. È lì che gli aspetti ancora insufficientemente definiti possono essere precisati, migliorati e resi davvero applicabili nella pratica industriale. Il contributo di Giflex, insieme alle altre associazioni coinvolte, sarà determinante nel portare nelle sedi appropriate la competenza tecnica del settore, la concretezza dei processi industriali e i risultati della ricerca e dell’innovazione che le nostre imprese hanno sviluppato negli anni. In questo impegno si esprime il nostro ruolo di interlocutori attivi e autorevoli nella definizione di regole che siano ambiziose negli obiettivi e credibili nella loro applicazione”.

Il packaging flessibile è spesso al centro del dibattito ambientale. Qual è il più grande equivoco che, secondo te, continua a condizionare la percezione del settore e cosa dovremmo fare per raccontarne meglio il valore?

“Credo che l’equivoco più diffuso sia quello di “giudicare” il packaging quasi esclusivamente nel momento in cui termina la sua funzione, senza considerare il valore che genera durante tutto il suo ciclo di vita. In un certo senso, il packaging paga il prezzo della propria efficacia: quando svolge bene il suo compito diventa quasi invisibile. Allora non vediamo l’imballaggio, vediamo piuttosto il prodotto integro sullo scaffale, il cibo che si conserva più a lungo, la sicurezza che viene garantita durante il trasporto e la distribuzione. È solo nel momento in cui la sua funzione si esaurisce, che diventa improvvisamente visibile, e in quel momento viene percepito come un rifiuto, un problema da gestire. Questo cortocircuito cognitivo è alla base di molte valutazioni distorte sul nostro settore. In realtà, sappiamo quanto sia cruciale e corretto misurare il contributo dell’imballaggio sull’intero sistema. E raccontarlo in modo efficace è una delle sfide comunicative più impegnative che ci troviamo ad affrontare. Come industria abbiamo la responsabilità di partecipare a questo dialogo con trasparenza, competenza e credibilità, contribuendo a costruire una maggiore consapevolezza del valore reale che il packaging genera ogni giorno”.

Se ci ritrovassimo alla fine del tuo mandato, quale risultato concreto ti piacerebbe poter indicare come il più importante raggiunto da Giflex e dal settore del packaging flessibile italiano?

“Mi piacerebbe poter dire che packaging flessibile italiano è riconosciuto come un punto di riferimento autorevole nei processi decisionali, in Italia e in Europa. Non come semplice rappresentante di interessi di settore, ma come espressione di competenze tecniche, scientifiche e industriali di altissimo livello, in grado di contribuire concretamente alla costruzione di politiche efficaci e realistiche. Stiamo vivendo una fase in cui le decisioni normative condizioneranno profondamente il futuro dell’innovazione, della sostenibilità e della competitività industriale europea. Essere presenti, preparati e ascoltati in questi contesti è la responsabilità che abbiamo verso le imprese e verso il sistema economico e produttivo di cui facciamo parte. Accanto a questo obiettivo istituzionale, ce n’è un altro che mi sta altrettanto a cuore. Vedere il packaging flessibile riconosciuto come un settore capace di attrarre talenti e nuove generazioni. Siamo un comparto che unisce manifattura d’eccellenza, innovazione tecnologica, sfide di sostenibilità complesse e apertura internazionale. Abbiamo tutto ciò che occorre per essere percepiti come un ambiente in cui costruire percorsi professionali stimolanti, di valore e di lungo periodo. Se tra qualche anno potessimo dire di aver contribuito a rafforzare questi due aspetti – l’autorevolezza del settore nei luoghi in cui si costruiscono le regole e la sua capacità di attrarre persone, competenze ed energie nuove – lo considererei un risultato importante per Giflex e per l’intero comparto”.