WEPACK 2026: la Cina al centro del packaging globale

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Shenzhen, aprile 2026. WEPACK è una lente attraverso cui osservare un sistema industriale in piena trasformazione. Un mercato che non si limita più a produrre, ma che impara, si struttura, si proietta verso il mondo. E che è diventato un nodo imprescindibile della filiera del packaging globale

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La crescita del mercato cinese non ha più i ritmi esplosivi di un decennio fa. È diventata più matura, più strutturata. Ma non ha perso né velocità né scala. Si è semplicemente trasformata e anche con ritmi più contenuti, il volume complessivo continua a essere enorme e a generare opportunità lungo tutta la filiera. Il consumatore cinese è esigente, abituato al cambiamento, e trascina con sé un’intera industria costretta a reinventarsi con grande frequenza. È in questa tensione continua tra stabilità e trasformazione che si gioca la partita del packaging cinese oggi.

WEPACK: un ecosistema

In questo contesto si inserisce WEPACK 2026, tenutasi a Shenzhen dal 15 al 17 aprile con numeri significativi: oltre 137.000 visitatori unici, più di 158.000 ingressi complessivi, delegazioni e buyer da oltre 130 Paesi.

Ma ciò che colpisce non è solo la partecipazione, quanto la qualità del pubblico e delle interazioni. La fiera si presenta come uno spazio in cui si costruisce il business in modo concreto, attraverso incontri mirati e relazioni consolidate.

Negli anni, quella che molti operatori conoscevano principalmente attraverso appuntamenti come SinoCorrugated e SinoFoldingCarton si è progressivamente trasformata in qualcosa di più ampio. Oggi WEPACK riunisce infatti diverse manifestazioni complementari: SinoPaper; SinoCorrugated; SinoFoldingCarton; DPrint; Food Pack & Tech; New Label Industry Expo; e PackCon. Il risultato è un ecosistema industriale: le linee in funzione, le dimostrazioni dal vivo e la presenza di soluzioni complete restituiscono l’immagine di un settore sempre più integrato, dove materiali, stampa, converting, automazione e controllo dialogano in modo continuo lungo tutta la filiera.

 

Qualità, velocità e know-how: un equilibrio in evoluzione

Negli ultimi anni, il livello qualitativo delle aziende cinesi è cresciuto in modo significativo. Il gap tecnologico con l’Europa si è ridotto e, in molti casi, si è quasi annullato. Le soluzioni proposte sono sempre più complete, integrate e competitive. Resta però una differenza importante sul piano del know-how e dell’esperienza, soprattutto nella gestione dei processi Wepacke nel servizio post-vendita. Un altro elemento distintivo è l’approccio operativo: il mercato cinese privilegia velocità e reattività immediata, mentre in Europa resta più forte l’attenzione all’analisi e alla prevenzione.

Questo approccio può rappresentare una criticità, ma anche una chiave di lettura per comprendere meglio il funzionamento del mercato. L’equilibrio tra rapidità di esecuzione, crescita tecnologica e continua capacità di adattamento rende il mercato cinese così interessante da osservare oggi.

La percezione sta cambiando e di conseguenza WEPACK si inserisce a pieno titolo nel panorama globale del packaging, contribuendo a rafforzare il ruolo della Cina come hub industriale e commerciale.

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A tu per tu con Roberto Galbiati, Amministratore Delegato di Re China

Per comprendere queste dinamiche, però, non basta osservare. È necessario ascoltare chi questo mercato lo vive ogni giorno, confrontandosi direttamente con le sue opportunità, le sue logiche e le sue complessità. Per questo durante la nostra visita in fiera abbiamo intervistato Roberto Galbiati, Amministratore Delegato di RE China, filiale cinese del gruppo italiano RE attiva nella distribuzione di tecnologie e soluzioni per il settore stampa, converting e packaging sul mercato asiatico.

Roberto, come vedi oggi il mercato cinese del packaging e del converting?

“Il mercato è sicuramente ancora in crescita, anche se non ai ritmi di qualche anno fa. La Cina è un contesto molto dinamico, con una popolazione estremamente esigente, abituata al cambiamento. Questo si riflette direttamente anche sul packaging: i prodotti cambiano frequentemente e di conseguenza cambia anche il modo di confezionarli. Un esempio molto concreto è quello del delivery, che qui è diffusissimo. Ordinare cibo a domicilio è un gesto semplice, ripetuto milioni di volte al giorno. Ogni consegna porta con sé una stratificazione di imballaggi, ognuno con una funzione precisa e spesso con un’estetica curata, che attiva silenziosamente un’intera filiera industriale: stampa, trasformazione, materiali, logistica”.

Ci sono differenze sostanziali rispetto all’Europa, anche nel modo di fare business?

“Sì, e sono anche piuttosto evidenti. In Cina il business è molto più orientato ai volumi: margini più bassi, ma quantità elevate. Questo porta a una competizione molto forte, soprattutto sul prezzo. Ci sono dinamiche che in Europa difficilmente vedremmo. Per esempio, nel settore del cartone ondulato, spesso il profitto non lo si fa sulla scatola, ma sulla carta. Le scatole servono per fare volume e acquistare più materia prima a condizioni migliori. Questo porta le aziende ad abbassare molto i prezzi pur di acquisire mercato. È un approccio più spregiudicato, aggressivo e più diretto”.

Come viene percepito oggi il Made in Italy? È ancora un valore?

“Sì, il Made in Italy è ancora percepito come un valore. C’è ancora una forte attrattività verso il prodotto italiano e, più in generale, verso il brand europeo. Detto questo, il gap si è ridotto molto. Le aziende cinesi sono migliorate tantissimo, sia in termini qualitativi che tecnologici. Sul prezzo erano già competitive, ma oggi anche sul prodotto si sono avvicinate molto.

Dove vedo ancora una differenza è sul know-how. Molte volte replicano, ma senza avere completamente il controllo del processo o la stessa esperienza. Questo, nel tempo, può fare la differenza”.

Quanto pesa il tema dell’assistenza e del servizio?

“È uno degli aspetti più critici. Il cliente cinese vuole una soluzione immediata. Non è interessato a capire da dove nasce il problema, ma a risolverlo subito. Se qualcosa non funziona, si aspetta che venga sostituito immediatamente. Questo è molto diverso dall’approccio europeo, dove si tende a fermarsi, analizzare, capire la causa e risolvere in modo definitivo. Qui spesso questo passaggio non interessa. Conta la velocità. Questo può essere un limite, ma è anche una caratteristica con cui bisogna confrontarsi quando si lavora su questo mercato”.

Venendo alla fiera: che percezione hai avuto di WEPACK 2026?

“La percezione è positiva. Non ho avuto modo di visitare tutta la fiera nel dettaglio, quindi sulle innovazioni preferisco non sbilanciarmi troppo, ma quello che ho notato è stato il numero di visitatori. C’era molta gente, sia il primo giorno che nei successivi. Anche la presenza internazionale è cresciuta. Ho visto molti visitatori indiani, ad esempio, e una presenza più marcata anche da altri Paesi. Questo significa che la fiera sta diventando sempre più internazionale. Rispetto a qualche anno fa, è sicuramente cresciuta”.

Ci parli della collaborazione con GAMA Group?

“Con GAMA collaboriamo da anni e siamo i loro distributori esclusivi per il mercato cinese. Abbiamo portato in fiera a WEPACK il loro nuovo viscosimetro, il G21, pensato per applicazioni specifiche nel cartone ondulato, in particolare con inchiostri a base acqua. È un prodotto su cui crediamo molto. Abbiamo riscontrato un discreto interesse, alcuni costruttori sono venuti a informarsi, ma è chiaro che il lavoro sarà lungo. Il costruttore cinese tende a voler mantenere il prezzo della macchina il più basso possibile e quindi evita di inserire optional. Per questo motivo, la strategia deve cambiare: bisogna lavorare sugli utilizzatori finali. Quando il cliente finale capisce il valore e i benefici, allora sarà lui a richiederlo sulla macchina. È un processo più lento, ma probabilmente più efficace”.

Il tema della sostenibilità e delle regolamentazioni cambierà il mercato cinese?

“Me lo auguro. Se la Cina inizierà ad avvicinarsi alle regolamentazioni europee, questo porterà inevitabilmente a un cambiamento. Oggi ci sono molte meno restrizioni rispetto all’Europa, e questo si riflette anche sui costi e sulle soluzioni adottate. Se verranno introdotti standard più stringenti, ad esempio sulla gestione dei solventi o sulla sicurezza, le aziende dovranno adeguarsi. E questo potrebbe creare nuove opportunità anche per tecnologie più avanzate”.

Avete fatto anche una scelta interessante lato organizzativo: inserire una figura occidentale che parla cinese. Da cosa nasce questa decisione?

“È una scelta nata dall’esigenza di migliorare ulteriormente la comunicazione con il mercato locale. Sebbene l’inglese sia la lingua di riferimento internazionale, non tutti gli interlocutori chiave delle aziende che visitiamo lo parlano fluentemente.
Per questo abbiamo inserito una figura occidentale che parla cinese, così da facilitare il dialogo e rendere i rapporti più efficaci. Inoltre, il cliente cinese apprezza molto questo tipo di attenzione, perché dimostra rispetto e volontà di creare una relazione più diretta.
L’obiettivo è che questa figura possa crescere progressivamente anche dal punto di vista tecnico, diventando un ulteriore supporto sia commerciale sia relazionale.”

Perché oggi un’azienda italiana dovrebbe guardare alla Cina?

“Perché c’è ancora spazio. La Cina resta un mercato enorme, con opportunità sia dal punto di vista commerciale che produttivo. Le aziende locali stanno migliorando molto e possono diventare partner interessanti anche per l’approvvigionamento o lo sviluppo di nuove soluzioni. Allo stesso tempo, oggi è fondamentale mantenere un equilibrio e non dipendere completamente da un unico mercato. Le dinamiche globali degli ultimi anni lo hanno dimostrato chiaramente. La Cina, però, continua a essere un contesto che vale la pena conoscere, comprendere e presidiare. Non solo per ciò che è oggi, ma soprattutto per la velocità con cui continua a cambiare”.


Special Contribution Award a Converter & Cartotecnica

In occasione della cena di gala di WEPACK 2026, che ha riunito oltre 500 ospiti tra operatori internazionali, associazioni e rappresentanti dell’industria, Converter & Cartotecnica è stata premiata con il Special Contribution Award dalla Global Packaging Media Alliance, insieme agli organizzatori WEPACK e RX.

Un riconoscimento assegnato “in recognition of the invaluable support and enduring partnerships demonstrated during WEPACK 2026”, che valorizza il ruolo della testata nel promuovere il dialogo internazionale e nel contribuire alla crescita del settore.

Un momento significativo che conferma l’importanza di costruire relazioni solide e durature all’interno della filiera del packaging.