PPWR: più leggero non significa necessariamente più sostenibile

10

La nuova normativa europea apre una fase decisiva per il packaging. Ma mentre l’industria si prepara a ridurre materiali e rifiuti, RDM Group invita a non perdere di vista un altro obiettivo: mantenere in circolo le risorse già disponibili, privilegiando la fibra riciclata quando è in grado di garantire le prestazioni richieste. Ne parliamo con Krzysztof Krajewski, Chief Sustainability and Innovation Officer di RDM Group.

RDM Group PPWR

Con l’entrata in vigore del PPWR, l’industria europea del packaging entra in una nuova fase, nella quale progettazione, produzione e fine vita degli imballaggi dovranno essere ripensati alla luce degli obiettivi di riduzione dei rifiuti e di maggiore circolarità.
Per converter, cartotecniche e produttori di materiali, la sfida è tutt’altro che teorica. Il regolamento porterà infatti a rivedere strutture, grammature, materiali e processi, con una parola destinata a entrare sempre più nel vocabolario quotidiano del packaging: lightweighting.
Ridurre il peso di un imballaggio significa utilizzare meno materia prima, ottimizzare trasporti e movimentazione e, almeno apparentemente, ridurne l’impatto. Ma il ragionamento si complica quando la ricerca del minor peso possibile porta a privilegiare materie prime vergini rispetto a materiali riciclati.
È proprio su questo punto che RDM Group propone una riflessione interessante. Perché un imballaggio più leggero non è necessariamente quello con il minore impatto ambientale.
Il tema è particolarmente rilevante per il mondo del cartoncino, dove la disponibilità di fibra riciclata di qualità può rappresentare una delle leve più importanti per ridurre la pressione sulle risorse naturali e mantenere il materiale all’interno di un circuito circolare.

RDM Krysztof Krajewski
RDM Krysztof Krajewski
© Vicki Couchman Photographer
07957226911
vickicouchman.com

A tu per tu con Krzysztof Krajewski, Chief Sustainability and Innovation Officer di RDM Group

Abbiamo quindi chiesto a Krzysztof Krajewski, Chief Sustainability and Innovation Officer di RDM Group, di aiutarci a capire come leggere questa nuova fase del mercato e, soprattutto, come evitare che il peso dell’imballaggio diventi l’unico parametro attraverso cui misurarne la sostenibilità.

Il PPWR rappresenta un cambio di passo importante per l’industria europea. Qual è la vostra lettura di questa nuova fase?
“Il regolamento pone correttamente l’attenzione su due aspetti fondamentali: eliminare gli imballaggi non necessari e migliorarne la riciclabilità. Allo stesso tempo, però, dobbiamo evitare che la minimizzazione dell’imballaggio diventi automaticamente il principale indicatore di sostenibilità, semplicemente perché è uno degli aspetti più facili da misurare. Il lightweighting ha sicuramente un ruolo importante, ma il packaging più leggero non è necessariamente quello con il minore impatto ambientale”.

Dove sta quindi il rischio di una strategia basata esclusivamente sulla riduzione del peso?
“Il rischio è quello di spostare il problema anziché risolverlo. Le materie prime vergini hanno caratteristiche intrinseche che possono consentire di ottenere strutture più leggere, grazie alla loro resistenza iniziale e alla maggiore rigidità meccanica. Ma se per ottenere un imballaggio più leggero aumentiamo significativamente il ricorso a materie prime vergini, rischiamo di trasferire l’impatto ambientale su un’altra fase del ciclo. Per questo il peso deve essere valutato all’interno di un quadro più ampio. Non possiamo considerare il grammo risparmiato come un indicatore assoluto di sostenibilità”.

Quali sono le domande che l’industria dovrebbe porsi quando progetta un nuovo imballaggio?
“Dovremmo andare oltre la domanda “quanto pesa questo imballaggio?” e porci almeno altre due domande: quanto contenuto riciclato contiene? E quanta materia prima vergine possiamo evitare di utilizzare? Nel caso del cartoncino riciclato, ad esempio, possiamo trovarci di fronte a un imballaggio leggermente più pesante, ma realizzato con materiale che è già stato immesso nel sistema e che viene mantenuto in circolazione”.

Questo porta direttamente al tema della fibra riciclata. Quale ruolo può giocare nel nuovo scenario delineato dal PPWR?
“La fibra riciclata è una risorsa preziosa proprio perché permette di estendere la vita del materiale e di ridurre la necessità di utilizzare continuamente nuova fibra primaria. Le fibre possono essere utilizzate più volte e, a seconda delle condizioni e del sistema di riciclo, arrivare anche a 25 cicli o più. Di conseguenza, un packaging leggermente più pesante, ma prodotto con una quota significativa di materiale riciclato, può rappresentare una scelta più efficiente nell’utilizzo delle risorse rispetto a un packaging più leggero realizzato prevalentemente con fibra vergine. Naturalmente, questo vale quando la fibra riciclata è in grado di assicurare le prestazioni richieste dall’applicazione. La qualità e la performance rimangono elementi fondamentali”.

Il PPWR introduce obiettivi specifici sul contenuto riciclato, in particolare per la plastica. Sarebbe auspicabile un approccio analogo anche per la carta?
“Riteniamo che il principio sia importante. Nel caso della plastica, il PPWR ha introdotto soglie minime obbligatorie di contenuto riciclato post-consumo (PCR), parallelamente agli obiettivi di riduzione del peso. È un approccio che riconosce come la riduzione del materiale debba essere accompagnata da una maggiore circolarità. Ci aspettiamo che misure analoghe possano essere sviluppate anche per altri materiali, compresi quelli a base carta, così da sostenere in maniera più ampia gli obiettivi di circolarità del regolamento. L’obiettivo dovrebbe essere quello di creare un sistema nel quale riduzione, riutilizzo e riciclo siano considerati insieme, anziché come obiettivi separati”.

Quale sarà quindi, secondo RDM Group, il vero banco di prova del PPWR?
“La capacità dell’industria di utilizzare in maniera più intelligente le risorse che già abbiamo.
Con l’avvio dell’implementazione del PPWR e con l’evoluzione delle linee guida e delle interpretazioni della normativa, vorremmo vedere il regolamento spingere verso una maggiore circolarità. Quando una fibra riciclata di alta qualità è in grado di offrire prestazioni analoghe a quelle della fibra vergine, dovrebbe essere privilegiata rispetto alla materia prima primaria. In questo modo possiamo prolungare la vita delle fibre esistenti e ridurre la domanda di nuove risorse naturali. In definitiva, il successo dell’industria nell’attuazione del PPWR non dovrebbe essere misurato soltanto sulla base di quanti grammi siamo riusciti a togliere da un imballaggio.
Dovremmo chiederci piuttosto quanto efficacemente siamo riusciti a costruire sistemi di packaging circolari capaci di garantire il minor impatto ambientale complessivo”.