Labelit sviluppa la propria attività in risposta a un mercato in evoluzione

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Fondato originariamente nel 1992 come Etichettificio Salese, ha cambiato il suo nome in Labelit quando Marcello Busetto ha acquisito l’azienda nel 2012: oggi questa azienda che a sede a Santa Maria di Sala vicino a Venezia, è diventata uno dei principali produttori e fornitori di etichette dell’industria del vino in Italia.

Da sinistra Letizia Gambon, direttore commerciale di Labelit, Marcello Busetto, proprietario e CEO, Giuseppe Rossi di Vetaphone e William Zacchello, direttore di produzione di Labelit, con uno dei sistemi corona installato nello stabilimento vicino a Venezia

La nuova proprietà ha trasferito spirito di innovazione e sperimentazione, investendo anche in nuove tecnologie che hanno creato valore aggiunto e processi di qualità superiore. “Il mio obiettivo è sempre stato quello di migliorare la qualità dei nostri prodotti e sono costantemente alla ricerca di sfide e progetti che mettano alla prova le nostre capacità. Poiché stiamo fornendo aziende situate nella fascia alta dei loro settori di mercato, dobbiamo soddisfare le loro aspettative in termini di costi e prestazioni”, dice Busetto. Ciò vale anche per la scelta dei fornitori di tecnologia da parte dell’azienda, infatti nel reparto di produzione di Labelit sono installate varie macchine di produttori leader tra cui Omet, Nilpeter e Gallus, che si integrano a vicenda per produrre un totale di vendite annuali superiore a 12 milioni di euro.

La società è molto importante nel settore delle etichette dei vini, e in Italia tradizionalmente sono richieste etichette di carta in stile più classico.
Letizia Gambon, direttore commerciale, spiega: “attualmente la produzione è divisa 70:30 a favore della carta rispetto ai supporti filmici. Ma mentre la domanda di etichette in carta è stabile, stiamo assistendo a una crescita della domanda per quelle in film. Nel 2012 fornivamo etichette quasi esclusivamente al mercato alimentare e della cura della persona con varie tecniche di stampa, dalla stampa tipografica alla flessografia e all’offset”. Oggi, Labelit ha una vasta gamma di macchine con larghezze di stampa da 250 mm fino a 420 mm, con molte opzioni per la nobilitazione, dalla lamina agli ologrammi. “Questo ci ha permesso di ampliare il nostro portafoglio clienti e ora abbiamo un’attività di esportazione in crescita in Germania, Regno Unito, Finlandia e Turchia”, ha aggiunto.

Come è accaduto a tanti altri fornitori del settore della stampa di imballaggi, Labelit ha visto crescere la sua attività durante la pandemia degli ultimi 2 anni. Con la chiusura di bar e ristoranti durante il lockdown, la domanda di cibo e bevande acquistati attraverso il commercio al dettaglio è cresciuta rapidamente e con essa la necessità di imballaggi stampati. È interessante notare che la qualità e l’affidabilità della consegna sono diventate più importanti del prezzo durante questo periodo, così come un notevole aumento della domanda di etichette esteticamente più interessanti: “ora stampiamo più colori rispetto a prima e aggiungiamo altre funzionalità come lamina, vernice, ologrammi e Braille”, ha dichiarato Letizia Gambon.

Oggi, una commessa tipica di Labelit è di 30.000 etichette stampate a più colori con nobilitazioni a elevato valore aggiunto, ma le tirature continuano a diminuire. Ciò è in parte dovuto al fatto che i brand owner stanno riducendo le loro scorte e si affidano alla consegna just in time, ma anche le continue revisioni della legislazione italiana in merito alle informazioni da stampare sugli imballaggi determinano questa tendenza. È una situazione che secondo Marcello Busetto non è destinata a cambiare. “Dobbiamo essere flessibili e innovativi per poter rispondere rapidamente ai cambiamenti della situazione di mercato e quindi stiamo investendo nella tecnologia che ci consente di farlo”, ha affermato.

Un esempio di questo approccio è stato evidenziato da Giuseppe Rossi, direttore commerciale di Vetaphone in Italia, che ha lavorato a stretto contatto con Labelit sin dall’introduzione della tecnologia di trattamento corona del produttore danese. “Di solito si pensa al trattamento superficiale come una procedura necessaria per supporti non assorbenti come film e lamina, ma Labelit è stata creativa con la tecnologia e riducendo il livello di potenza sul suo sistema corona è riuscita ad usarlo anche per la pulizia della bobina in carta: questa procedura consente di ottenere un effetto lucido molto più d’impatto”, ha concluso Rossi.