BIO-PRO®: film innovativi per packaging flessibile ed etichette compostabili

106

Sappiamo quanto oggi nel settore del packaging la sostenibilità sia un argomento ampiamente dibattuto e al centro di ogni processo decisionale. Si parla di bioplastiche, di compostabilità, di riciclabilità, di riduzione di CO₂. Ma la vera differenza, oggi, non la fa chi dichiara di essere sostenibile. La fa chi riprogetta il prodotto partendo dal fine vita. BIO-PRO® è una realtà italiana costituita nel 2014 a seguito dell’ottenimento di un brevetto ottenuto insieme all’Università di Bologna di un processo ibrido termochimico biologico in grado di convertire scarti cellulosici in bioplastica (PHA) e energia. Il payoff scelto dall’azienda, “Rinnoviamo la materia”, sintetizza la mission aziendale di ripensare l’intero ciclo di vita del packaging per un futuro più sostenibile, partendo dal concetto di “fine vita” come elemento cardine di progettazione.

BIO-PRO

I punti di forza di BIO-PRO®

Uno degli elementi che caratterizzano BIO-PRO® è la sua identità “tridimensionale”. L’azienda non si limita a proporre un film compostabile, ma integra lo sviluppo del materiale con l’ingegnerizzazione del processo grazie alla sinergia con Synergic Solution, società consociata specializzata in consulenza per la logistica e distributrice di software per la progettazione e la vestizione del packaging, che vanta un profondo background nei processi di trasformazione di imballaggi flessibili e cartotecnici.

Screenshot

In un settore in cui spesso chi formula la materia prima non dialoga con chi la trasforma, BIO-PRO® sceglie di “unire i puntini”: formulazione, macchinabilità, stampabilità, saldatura, performance meccaniche e distribuzione vengono affrontate come parti di un unico sistema. Il risultato è un approccio progettuale che guarda al packaging non come a un semplice supporto, ma come a un ecosistema industriale.

“Mentre lo standard del mercato per i film compostabili per le etichette a bandiera varia tra i 230 e i 350 micron, la tecnologia BIO-PRO® offre le medesime prestazioni con soli 120 micron, ed un risparmio di materia prima superiore al 50%”, ci racconta Claudio Giacomelli amministratore delegato dell’azienda che poi prosegue – “parliamo di un monomateriale compostabile smaltibile nella raccolta differenziata organica secondo lo standard ISO EN 13432”.

BIO-151119* inoltre è stato progettato per essere compatibile con le più comuni e utilizzate tecniche di stampa e confezionamento, essendo stampabile in Flexo UV, Flexo a solvente e digitale dove è stato testato su macchine HP Indigo. La saldabilità può avvenire sia a caldo che a ultrasuoni, e questa è una caratteristica fondamentale per l’accoppiamento con la rete tubolare BIONET®, anch’essa sviluppata da BIO-PRO® permettendo l’eliminazione di colle e clip metalliche nel confezionamento ortofrutticoli o ittici.

L’esempio dei cartellini per vivai racconta bene la filosofia dell’azienda. Il materiale deve sopportare cicli termici estremi: celle frigorifere con umidità al 90%, esposizione estiva nei campi, manipolazioni continue. Il film mantiene integrità e leggibilità fino al fine vita.

Compostabile, ma progettato per resistere, e ideale anche per applicazioni cartotecniche

Uno dei luoghi comuni che accompagnano le bioplastiche è la presunta fragilità. BIO-151119 nasce invece per operare in condizioni reali: mantiene le proprie caratteristiche meccaniche tra +2°C e +40°C, resiste ad ambienti con umidità elevata. La compostabilità, dunque, non compromette la funzionalità industriale. E questo è un punto chiave per un mercato che non può permettersi rallentamenti di linea o inefficienze produttive.

BIOBOX è il nome commerciale dell’applicazione di BIO-151119 quando utilizzato in ambito cartotecnico accoppiato a cartone teso o microonda, grazie alle sue proprietà meccaniche è in grado di conferire al supporto una estrema resistenza alla lacerazione consentendo di ridurre la grammatura e lo spessore del cartone. Poiché il peso del film è sotto il 5% del totale, l’imballaggio finito è smaltibile interamente nella carta. Inoltre il materiale offre una sensazione tattile gradevole, una colorazione bianco latte, opaco e privo di odore.

Screenshot

Il biofilm BIO-151119 è inoltre idoneo al contatto alimentare, pertanto è un materiale che può essere considerato ideale anche per applicazioni di packaging flessibile come i surgelati, vista la sua resistenza alle basse temperature, ma anche al settore delle shopper bags per il mondo del luxury. “Sappiamo quanto il greenwashing sia sempre dietro l’angolo, anche se oggi rispetto a qualche anno fala situazione è migliorata”, dice Giacomelli“ma proprio per questo operiamo solo in mercati evoluti nei quali siano presenti consorzi per lo smaltimento efficienti ed in grado di valorizzare il sottoprodotto o capaci di creare materia prima seconda, siamo infatti critici verso quei sistemi che conferiscono la raccolta differenziata negli inceneritori, vanificando di fatto tutto il prezioso lavoro a monte della filiera”.

Oltre il greenwashing: una sostenibilità progettata

In un momento storico in cui la regolamentazione europea sul packaging spinge verso modelli più responsabili, il concetto di “Design for Disposal” diventa centrale. Progettare pensando al fine vita non è più una scelta etica, ma una necessità competitiva. Quello che emerge, osservando il percorso di BIO-PRO®, è un cambio di prospettiva. Non si tratta di sostituire un materiale con un altro, ma di ripensare l’equilibrio tra materia, processo e prodotto finito.

In un mercato chiamato a ridurre consumi, spessori e impatto ambientale senza sacrificare performance e brand identity, la vera sfida è industriale prima ancora che comunicativa.

E forse la sostenibilità più credibile è proprio quella che non si limita a dichiarare di essere verde, ma dimostra – micron dopo micron – di usare meno materia per ottenere lo stesso risultato.

A tu per tu con Claudio Giacomelli, Amministratore Delegato di BIO-PRO®

Se dovessi sintetizzare in una frase la sfida che BIO-PRO® vuole vincere nei prossimi dieci anni, quale sarebbe?

“La nostra sfida non è semplicemente sostituire la plastica, ma rinnovare la materia e la cultura stessa del consumo, trasformando il ‘fine vita’ da problema ecologico a risorsa produttiva per consegnare alle future generazioni un mondo”.

Pensi che il mercato sia pronto a essere rinnovato davvero, o servirà ancora uno shock normativo o culturale?

“Il mercato della GDO e dei grandi Brand Owner è spesso più reattivo e pronto rispetto al legislatore, ma uno shock culturale e normativo è ancora necessario. Dalle nostre fonti emerge che oggi il packaging viene spesso demonizzato ingiustamente: il vero colpevole non è l’imballaggio in sé, ma l’incapacità del sistema di governarne la raccolta e il recupero. Attualmente, paradosso vuole che l’80% della plastica differenziata finisca ancora nei termovalorizzatori (bruciata) perché troppo costosa o difficile da riciclare. Il vero rinnovamento avverrà solo quando la normativa imporrà la coerenza assoluta nello smaltimento: vietare prodotti che costringono l’utente a separare (disaccoppiare) materiali diversi”.

In un settore spesso dominato da logiche di costo e marginalità, perchè investire in sostenibilità strutturale – e non di facciata – è la scelta giusta

“Perché la sostenibilità strutturale, se fatta con il nostro approccio, genera efficienza economica e non solo etica. Investire in soluzioni di facciata (greenwashing) è un costo puro. Al contrario, il nostro modello dimostra che “l’ecologia è economia” attraverso il principio della riduzione (“Less is More”):

  • Riduzione Materia Prima: Utilizzare il nostro biofilm BIO-151119 per la produzione di etichette da 120 micron invece degli standard di mercato (230-350 micron) significa dimezzare l’acquisto di materia prima alla fonte,
  • Versatilità del materiale: La formulazione di BIO-151119 consente molteplici applicazioni dall’imballaggio flessibile destinato al confezionamento di prodotti surgelati fino al prodotto accoppiato con cartoncino teso per l’ambito cartotecnico.
  • Ottimizzazione logistica: Grazie al partner Synergic Solution, aiutiamo i nostri clienti a RI-PENSARE il packaging, talvolta è sufficiente ridurre uno spessore o ridisegnare un imballo perché anche un solo millimetro permette di trasportare più pezzi per pallet e abbattere i costi di trasporto. Si innova e si abbattono i costi per aumentare la marginalità e generare un vantaggio competitivo”.

Rivolgendoti direttamente ai brand owner e ai decisori della GDO, cosa chiederesti loro oggi per accelerare davvero la transizione verso un packaging più responsabile?

“Chiederei loro di avere il coraggio di pretendere la semplicità per l’utente finale. Smettete di chiedere al consumatore di fare l’ingegnere dei rifiuti disassemblando le confezioni. La tecnologia per evitarlo esiste già ed è quella che offriamo. Adottate soluzioni monomateriale o saldate a ultrasuoni eliminando colle e clip metalliche. Pretendete che l’etichetta segua il destino del contenitore: se il sacchetto è bio, l’etichetta deve essere bio e finire tutto nell’umido. Non lavorate a compartimenti stagni: sfruttate il nostro approccio “sartoriale” che unisce tecnologia, studio dei materiali e logistica. Accelerare la transizione significa rimuovere l’alibi dell’errore umano, progettando un packaging direttamente per il suo “fine vita”.

BIO-151119* certificato OK COMPOST INDUSTRIAL da Tuv Austria