Con il tema “Flexpack 2030”, il 23° Inno-Meeting, tenutosi lo scorso febbraio a Osnabrück, ha fornito un’importante fotografia del futuro dell’imballaggio flessibile. Il comparto sta attraversando una trasformazione profonda: le soluzioni e le innovazioni presentate delineano chiaramente il percorso evolutivo richiesto dal PPWR e dalle altre normative europee in arrivo entro il 2030.

Normative sempre più stringenti sul contatto alimentare, obiettivi ambiziosi in termini di sostenibilità e la progressiva eliminazione dei PFAS stanno aumentando la pressione sui produttori, chiamati a ripensare strutturalmente materiali e processi. In questo scenario, sviluppare imballaggi ad alte prestazioni, conformi e riciclabili rappresenta una priorità imprescindibile.

L’Inno-Meeting ha affrontato queste sfide proponendo soluzioni concrete: dallo sviluppo accelerato grazie a strumenti digitali e intelligenza artificiale, ai nuovi materiali barriera e alle tecnologie per il riciclo a circuito chiuso. La moderazione di Karsten Schröder ha guidato un programma ricco di contenuti, favorendo confronto e approfondimento.

Tra i temi emersi, il ruolo strategico del brand, evidenziato da Valeska Haux, come leva di differenziazione in un mercato sempre più competitivo e orientato a tecnologia e prezzo. Parallelamente, Claire Gusko (one.five) ha illustrato l’impatto dell’AI nello sviluppo prodotto, con approcci basati su ingegneria inversa che riducono tempi, costi e incertezze progettuali.
Sul fronte tecnologico, il contributo del prof. Rainer Dahlmann (IKV, Università di Aquisgrana) ha mostrato i progressi nei rivestimenti barriera SiOx tramite PECVD, efficaci anche su substrati riciclati. A questi si affiancano le strategie illustrate da Constantia Flexibles per combinare riciclabilità e alte prestazioni, puntando su strutture mono-PE e ottimizzazione del riciclo meccanico.

Interessanti anche le evidenze dell’Università di Albstadt-Sigmaringen sulle esigenze di conservazione dei prodotti plant-based, così come le soluzioni proposte da Dow per affrontare le sfide del PPWR attraverso design for recycling, utilizzo di PCR e tecnologie di orientamento.
Non sono mancate riflessioni critiche: Patrick Zimmermann (FKuR) ha evidenziato i limiti dell’economia circolare, mentre Benedikt Kauertz (IFEU) ha dimostrato, con analisi LCA, come in alcuni casi le soluzioni monouso leggere possano risultare più sostenibili di sistemi riutilizzabili più pesanti.
Ampio spazio anche ai temi emergenti: dalla cybersecurity applicata al packaging connesso, illustrata da Thomas Brenner, alla digitalizzazione dei dati di prodotto (Packaging Specification 3.0) presentata da Packa, fino a innovazioni di processo come la schiumatura dei materiali o l’utilizzo di fibre alternative da Silphie e paglia.
Sul fronte normativo, Ernst Simon (Flexible Packaging Europe) ha delineato un quadro in evoluzione per i materiali a contatto con alimenti, tra nuove logiche di valutazione delle sostanze, requisiti più severi e crescente complessità regolatoria.
La tavola rotonda finale ha confermato la necessità di un approccio sistemico: collaborazione lungo la filiera, investimenti in tecnologia e una gestione sempre più accurata dei dati saranno determinanti per affrontare le sfide del PPWR. Il messaggio conclusivo è chiaro: il tempo a disposizione è limitato, ma le opportunità di innovazione sono concrete e già oggi alla portata del settore.

















