L’industria italiana della stampa sotto la lente di ingrandimento al Print Economic Forum 2022

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Enrico Barboglio, Ceo di Stratego Group

Una grande serata, quella dello scorso 2 dicembre, organizzata da Stratego Group e Unione GCT di Milano, che di fatto hanno inaugurato un nuovo corso per l’organizzazione e la promozione degli Oscar della Stampa.
Prima però della celebrazione vera e propria, si è tenuto nel pomeriggio il Print Economic Forum, l’unico momento dedicato all’analisi dell’industria italiana della stampa, in particolare dei 4 macrosettori: cartotecnica, stampa digitale, stampa offset e pre e post stampa.

Stefano Portolani, Senior Analyst del Centro Studi Printing di Stratego Group, ha analizzato i dati delle prime 850 aziende, con un bilancio depositato nel 2021 con ricavi superiori ai 3 milioni di €, che impiegano 54 mila addetti per un valore della produzione che supera i 16 miliardi di € e genera valore aggiunto per oltre 4 miliardi di €.

Stefano Portolani

Una fotografia che vede un settore che nel 2021 ha saputo mantenere una crescita per i ricavi e prestazioni pari al 9,9% rispetto al 2020 e un utile di bilancio al 1,7%. Il ciclo commerciale ha avuto una durata media di 73 giorni diminuendo di 5 giorni rispetto al 2020. Il risultato operativo diminuisce del 3,4% ed è pari al 5,1% sui ricavi, e l’EBITDA, seppur in calo dell’1,7%, si attesta al 10,4% sui ricavi. Il patrimonio netto cresce del 4,5% ed è il 42,9% sull’attivo.

Dal punto di vista dei ricavi nella dislocazione geografica, le prime 850 aziende si concentrano in Lombardia (4,8 miliardi di euro), Veneto (3,3 miliardi di euro) e Emilia-Romagna (1,8 miliardi di euro). Nelle tre regioni risiede il 62% della presenza totale degli operatori sul territorio nazionale. Nella media “pro capite” dei ricavi in milioni di euro, si distinguono l’Abruzzo (43,6), la Sardegna (40,9) e il Lazio (23,2).

Il biennio 2021 – 2022 è stato visto come l’anno cruciale soprattutto dal punto di vista economico, costellato ancora della carenza di materie prime e metalli, dal “Chip Shortage”, il costo elevato dei noli per il trasferimento via mare delle merci. Un anno segnato anche e soprattutto dal caro bollette e dalla situazione bellica Russo-Ucraina.

Focus sulle imprese familiari e le opportunità finanziarie per lo sviluppo e l’innovazione

Daniela Montemerlo

Il convegno è proseguito con gli interventi della professoressa Daniela Montemerlo, docente dell’Università Bocconi e dell’Università dell’Insubria, sulle imprese familiari e le sfide del mondo attuale, e del professor Francesco Bollazzi dell’Osservatorio Private Equity Monitor – PEM, LIUC – Università Cattaneo, sulla Finanza per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Impresa.

Le imprese familiari, è dimostrato, sanno attraversare periodi anche prolungati di crisi mantenendo performance medie superiori a quelle delle imprese non familiari; anche in anni di crisi e grazie a peculiarità e risorse uniche. In Italia, tra il 2018 e il 2020, la totalità delle imprese familiari, sopra i 50 milioni di fatturato, passano da 4842 a 5162 unità (Fonte: Osservatorio imprese Corporate Governance Lab, SDA Bocconi).

Per aiutare la crescita di queste imprese servono collaboratori, che siano familiari o meno, che possano operare in un contesto motivante ed equo per poterli attrarre e trattenere; una governance solida e attenta che diventi attrattiva per investitori esterni, anche se persiste una diffidenza nei loro confronti.

Francesco Bollazzi

Alla base di un’impresa familiare ci dovrà essere sempre, oltre alla solidità finanziaria, anche la solidità dei rapporti che devono necessariamente conciliare la dimensione etico-affettiva, rapporti di parentela e gerarchici su più livelli, che rendano possibile ciò che spesso è ritenuto impossibile: avere e conservare al tempo stesso una famiglia solida, una proprietà unita e responsabile, infine un’azienda sana.

Le aziende grafiche italiane sono interessanti per gli investitori istituzionali? Un settore, quello grafico – cartotecnico, che ha sofferto di una certa diffidenza e chiusura, aziende piccole, spesso a conduzione familiare che dipendono dal credito delle banche e hanno della difficoltà ad aprirsi a investitori esterni perché diffidenti verso nuovi soci potenzialmente “scomodi”. Uno scenario che sta subendo cambiamenti, in particolare nel settore carta e cartotecniche dove è cresciuto l’interesse da parte dei protagonisti del private equity.

Qual è l’identikit che definisce l’attrattività di queste realtà del settore della stampa? Sono imprese con un forte potenziale di crescita, guidate da un imprenditore determinato e lungimirante, con una forte volontà di innovare. Il prodotto o il servizio è di successo, caratterizzato da unicità e bassa sostituibilità rispetto a quelli della concorrenza, che gode di un effettivo vantaggio competitivo e il cui mercato di riferimento presenti ancora elevate potenzialità di espansione e un forte tasso di crescita.

Non devono mancare come caratteristiche di interesse: il capitale umano, composto sia dal management che da professionisti e specialisti presenti in azienda; la trasparenza nelle diverse operation per migliorare la reputazione sul mercato; una corporate governance solida e una serie di criteri necessari tra cui policy di sostenibilità ambientale, welfare, inclusione, infine, un piano di investimenti per favorire la transizione digitale.