Il futuro del packaging passa dalla filiera: la scommessa Ecopol tra carta, PVOH e innovazione condivisa

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Fondata nel 2009 a Lucca con 10 collaboratori, oggi Ecopol è una realtà consolidata con due sedi in Italia e una negli Stati Uniti, circa 250 dipendenti all’attivo, è primo produttore europeo e secondo nel mondo per quanto riguarda la produzione di film idrosolubili di PVOH. È stata sponsor, insieme a Henkel e Nordmeccanica, al recente convegno Giflex di Roma, raccontandosi, attraverso le parole del suo Vice President Sales & Marketing alla platea di stampatori e converter, con un intervento dal forte risvolto tecnico e innovativo

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Da sinistra: Mauro Bonfiglio, Ecopol, Vincenzo Cerciello, Nordmeccanica e Simone Pellegrini, Henkel

Dopo una lunga carriera in Henkel, da poco più di un anno Mauro Bonfiglio è Vice President Sales e Marketing di Ecopol, una realtà italiana relativamente giovane ma con un ruolo di leadership in Europa nel campo della produzione di polimeri idrosolubili, e seconda realtà a livello mondiale. Tutti noi almeno una volta abbiamo fatto partire la lavastoviglie di casa o una lavatrice con una di quelle capsule di detersivo avvolte da una pellicola biodegradabile che si scioglie durante il lavaggio. Ecco proprio questi prodotti sono sviluppati e prodotti in Italia, da Ecopol che sul nostro territorio vanta ben due sedi produttive e dal 2023 anche negli Stati Uniti. Le applicazioni di questi prodotti trovano ampio spazio nei settori della detergenza e pulizia, , film barriera per packaging ma anche applicazioni speciali in ambito edilizio.

Il nuovo volto del packaging sostenibile: carta e PVOH insieme per soluzioni completamente riciclabili grazie alla collaborazione di aziende leader
L’innovazione oggi non la si può perseguire da soli, ma è un percorso da costruire insieme ai principali stakeholder della filiera, perché le vere innovazioni nascono quando aziende diverse decidono di lavorare insieme, condividendo competenze, laboratori, prove e una visione comune.
“Il PPWR è un acceleratore, perché obbliga tutta la filiera a interrogarsi davvero su materiali, riciclabilità e design circolare. La scadenza del 2026, quando le disposizioni diventeranno vincolanti, è un punto di svolta: chi non si muove oggi, rischia di restare fuori mercato domani”, dice Mauro Bonfiglio.
Il cuore del progetto presentato da Ecopol è un laminato carta/PVOH completamente riciclabile nel flusso carta, sviluppato insieme a due partner, leader nei rispettivi ambiti, che rappresentano altrettanti pilastri del settore; stiamo parlando di Henkel per quanto riguarda coating e adesivi water-borne ad alte prestazioni e Nordmeccanica, che ha messo in campo tecnologie di laminazione di ultima generazione, capaci di gestire l’accoppiamento di film ultrasottili, garantendo precisione, qualità e affidabilità del processo produttivo.
Il packaging è basato sull’accoppiamento di film PVOH idrosolubile con carta che funge da supporto strutturale. La carta conferisce rigidità e stampabilità, mentre il PVOH garantisce funzionalità barriera e termosaldabilità.
Coating e adesivi ad alte prestazioni sviluppati da Henkel, offrono barriere efficaci contro vapore acqueo. In combinazione con adesivi water-borne, garantiscono una protezione ottimale del prodotto, offrendo una soluzione sostenibile e bilanciata in termini di costi e prestazioni.

Il processo di laminazione è infine stato testato da Nordmeccanica nell’R&D center di Ecopol, identificando la soluzione ottimale per la spalmatura e accoppiamento, al fine di progettare macchine che incontrino le richieste dei nuovi materiali e coating destinati al packaging sostenibile. 

PVOH di nuova generazione: prestazioni massime e riciclabilità certificata
Il film idrosolubile sviluppato da Ecopol –, disponibile anche in versione BIO-based – è il fulcro del progetto.
È un materiale che non solo garantisce barriere a ossigeno, umidità, grassi, oli minerali e MOSH/MOAH, ma possiede anche una caratteristica decisiva: non produce microplastiche e ottiene la classe massima nella riciclabilità carta.
Molti materiali sostenibili funzionano bene in teoria, meno quando entrano davvero in macchina.
Qui invece il laminato carta/PVOH è stato progettato per girare su linee standard, senza modifiche agli impianti. I test di saldatura hanno mostrato un comportamento tipico dei materiali robusti: alla prova di trazione, si lacera la carta lasciando fibre sul PVOH, segno di un ancoraggio efficace e costante. 

Riciclabilità confermata da CEPI 4evergreen
Il materiale ha superato tutte le fasi previste dal protocollo CEPI 4evergreen, ottenendo lo status di “riciclabile” secondo gli standard europei. Un elemento che lo rende pienamente allineato al PPWR e molto appetibile per brand owner e retailer.
“Attraverso questo progetto, siamo riusciti a dimostrare al mercato la validità di questa soluzione che poggia le sue basi su 4 pilastri chiave: funzionalità, sostenibilità, impiego di materiali provenienti da fonti rinnovabili e macchinabilità. Ecopol sta già lavorando su nuove carte, coating avanzati e formulazioni PVOH ancora più performanti. Il nostro lavoro non finisce qui perché la sostenibilità non è un traguardo: è un processo continuo”, conclude Mauro Bonfiglio.

A tu per tu con Mauro Bonfiglio, Vice President Sales e Marketing di Ecopol e Tazio Zerbini, VP R&D di Ecopol

Quanto è stato complesso far dialogare mondi diversi come carta, chimica e tecnologia di laminazione, e quali insegnamenti di metodo vi portate a casa da questo progetto di co-innovazione di filiera?
“La vera sfida non è stata tecnologica, ma culturale: superare logiche e linguaggi diversi per ragionare sul sistema di imballaggio nel suo insieme. La chiave è stata lavorare come un unico team di filiera, condividendo dati, test e obiettivi, e portando l’industrializzazione dentro il processo di sviluppo fin dalle prime fasi. Un approccio che ha permesso di trasformare l’innovazione in una soluzione concreta, scalabile e credibile per il mercato”.

Dal punto di vista dei brand owner, quali leve pensi saranno decisive per accelerare l’adozione di soluzioni carta/PVOH rispetto ad altri approcci oggi sul tavolo?
“Per i brand owner, l’adozione delle soluzioni carta/PVOH sarà guidata da tre leve principali.
La prima è normativa: il PPWR spinge verso materiali realmente riciclabili e compatibili con le filiere esistenti. La seconda è comunicativa: un packaging prevalentemente in carta, riciclabile nella raccolta carta, è semplice da spiegare e credibile per il consumatore. La terza è prestazionale: le elevate performance barriera raggiunte eliminano il timore di dover rinunciare a sicurezza e shelf life scegliendo soluzioni più sostenibili”.

Guardando ai prossimi anni, quali applicazioni vedi più promettenti per i polimeri idrosolubili e quali sviluppi tecnologici saranno determinanti per ampliarne ulteriormente l’adozione nel packaging?
“Le applicazioni più promettenti per i polimeri idrosolubili saranno quelle in cui sicurezza, funzionalità e sostenibilità potranno convivere senza compromessi. Vedo un forte potenziale nel packaging a base carta con barriera funzionale, in particolare per dry food, pet food, prodotti grassi e sensibili all’ossigeno, dove il PVOH può fornire elevate prestazioni barriera rimanendo compatibile con il riciclo della carta.
Un secondo ambito chiave è quello dei sistemi monodose e unit-dose, sia per il food che per il non-food. Qui il valore del PVOH è già riconosciuto, ma nei prossimi anni potrà espandersi ulteriormente grazie a formulazioni più robuste, bio-based e adattabili a diversi processi industriali.
Dal punto di vista degli sviluppi tecnologici credo che un approccio olistico al tema del packaging sarà fondamentale, dovremo operare un’ integrazione tra diverse tecnologie e materiali per ottenere i risultati attesi. Nello specifico vedo tre principali ambiti che saranno determinanti per accelerarne l’adozione: miglioramento delle performance in condizioni critiche, in particolare resistenza all’umidità per ampliare il numero di applicazioni possibili; integrazione sempre più efficiente con coating, adesivi e processi di laminazione, come dimostrato dal progetto di filiera con Henkel e Nordmeccanica e infine la scalabilità industriale e processabilità, cioè materiali progettati fin dall’inizio per funzionare sulle linee esistenti, riducendo barriere all’ingresso per i converter e i brand owner”.