Le emissioni di carbonio nell’industria cinese della stampa per imballaggi: uno studio comparativo

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Asahi Photoproducts ha recentemente presentato uno studio condotto dal professor Lixin Mo del BIGC, che analizza le emissioni di carbonio dell’industria della stampa di imballaggi in Cina. L’obiettivo era valutare le tecnologie attualmente impiegate – in particolare flessografia e rotocalco – in relazione alla strategia nazionale “doppio carbonio” (picco delle emissioni entro il 2030, neutralità entro il 2060).

By Yuji Suzuki, responsabile del servizio tecnico, Asahi Kasei

Lixin Mo, professore del Beijing Institute of Graphic Communication (BIGC)

In Asia orientale, e in particolare in Cina, l’imballaggio non è solo un contenitore funzionale ma incide direttamente sulla percezione del valore del prodotto da parte dei consumatori. Questo ha favorito per lungo tempo l’adozione della stampa rotocalco, in grado di garantire elevatissimi standard qualitativi, tanto che oggi rappresenta oltre il 90% della produzione di imballaggi flessibili nel Paese. Tuttavia, parallelamente alla crescente attenzione per le tematiche ambientali, anche la flessografia ha compiuto notevoli progressi sul fronte della qualità e dell’affidabilità dei processi, tanto da rappresentare oggi circa il 50% del mercato europeo e oltre il 70% di quello statunitense per la stampa di imballaggi.

Rapporto di utilizzo dell’inchiostro delle aziende di stampa flessografica e rotocalco analizzate

Lo studio: metodologia e campione analizzato

L’indagine si è svolta tra ottobre e dicembre 2023 e ha coinvolto 28 aziende cinesi operanti nella stampa di etichette, carta e imballaggi flessibili, con un campione composto da 12 aziende flessografiche e 16 rotocalco. Sono stati raccolti dati tramite questionari strutturati e visite in loco, con particolare attenzione ai processi produttivi, alle fonti di emissioni, alle pratiche ambientali e all’utilizzo di tecnologie di laminazione e inchiostri.

I dati raccolti hanno permesso di effettuare un confronto tra le emissioni di carbonio delle due tecnologie per unità di prodotto stampato, offrendo così uno strumento utile per orientare le strategie aziendali e le politiche pubbliche verso modelli produttivi più sostenibili.

Processi produttivi, inchiostri e laminazione

Tra i principali elementi analizzati, emerge il ruolo centrale della scelta dei materiali e delle tecnologie di processo. Per esempio, la laminazione a secco, largamente utilizzata nella stampa rotocalco (78,6% delle aziende del campione), comporta l’uso di solventi che generano elevate emissioni di composti organici volatili (COV). Al contrario, la laminazione senza solventi o per estrusione – adottata con maggiore frequenza nel campione flessografico – risulta meno impattante.

Anche gli inchiostri hanno un peso significativo: mentre gli inchiostri a base solvente sono ancora prevalenti nella rotocalco, la flessografia mostra un’adozione più diffusa di inchiostri a base acqua (66,7%) e UV (50%), entrambi caratterizzati da emissioni molto contenute di COV.

Proporzione dei dispositivi di trattamento dei gas di scarico della stampa nelle aziende di stampa flessografica e rotocalco analizzate

Certificazioni ambientali e trattamenti delle emissioni

Il 75% delle aziende flessografiche intervistate ha già ottenuto una o più certificazioni ambientali (come FSC o sistemi di gestione ambientale), contro il 31,25% delle aziende rotocalco. Anche sul fronte del trattamento delle emissioni, le differenze sono evidenti: le aziende rotocalco, che utilizzano inchiostri più impattanti, devono ricorrere con maggiore frequenza a sistemi RTO (ossidatori termici rigenerativi), mentre nella flessografia è spesso sufficiente un trattamento a carbone attivo.

Un ulteriore aspetto, non direttamente analizzato nello studio ma comunque rilevante, è quello della produzione delle lastre e dei cilindri. Le lastre flessografiche lavate ad acqua, ad esempio, si presentano come una soluzione più sostenibile rispetto ad altri processi che impiegano solventi o incisioni ad alta energia.

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Emissioni di carbonio in ciascuna fase di ogni processo di stampa

Risultati e prospettive

I risultati indicano chiaramente che, dal punto di vista delle emissioni di carbonio, la stampa flessografica con inchiostri a base acqua si posiziona come la soluzione più sostenibile, seguita dalla flessografia a solvente e, infine, dalla rotocalco a solvente. Questo non significa sminuire il valore tecnologico e qualitativo della stampa rotocalco, ma piuttosto evidenziare la necessità di una riflessione strategica per promuovere pratiche più in linea con gli obiettivi ambientali della Cina.

La transizione verso tecnologie a minor impatto – che potrebbe includere una maggiore diffusione della flessografia e l’adozione di inchiostri e laminazioni più ecologiche – rappresenta una sfida industriale, ma anche un’opportunità concreta per rafforzare la competitività nel lungo periodo. I marchi e i consumatori cinesi stanno già mostrando una crescente sensibilità per i temi ambientali: essere in linea con questi valori può diventare un elemento distintivo sul mercato.

Naturalmente, un cambiamento di questa portata richiede investimenti e supporto normativo, ma lo studio mostra che esistono già soluzioni disponibili e percorsi concreti per accompagnare l’industria della stampa verso un futuro più sostenibile, senza rinunciare alla qualità che il mercato continua a richiedere.