Stampa oro con lamina a freddo: bella e possibile

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Nel corso dell’ultimo convegno Gifasp, Francesco Tacconi, che fa parte della Commissione Tecnica Gifasp, ha presentato un interessante studio relativo alla certificazione cogente per applicazione di oro a freddo sugli imballaggi per prodotti alimentari

La tecnica di applicare una pellicola di metallo sublimato a freddo e diversamente colorato risale, in Italia, all’anno 2000. Ormai tutte le aziende produttrici di macchine da stampa danno la possibilità di utilizzare questa tecnica che si è evoluta con l’intelligenza dei grafici che ne sfruttano a pieno le possibilità di decorare e stampare in linea con riduzione dei costi, ottenendo risultati grafici di ottimo livello. Oggi si utilizzano macchine da stampa offset con gruppo per applicazione dell’adesivo a registro sul primo gruppo di stampa, svolgitore, recupero e raccolta del film metallizzato/ologrammato nella seconda torre.
Se si tratta di imballaggi rigidi si utilizza la stampa a caldo, la stampa con lamina a freddo, stampa rotocalco a foglio, stampa oro con macchine offset e flexo.
I materiali coinvolti nel processo di produzione sono l’adesivo che viene applicato sul cartone per far aderire il metallo, il caucciù di durezza adeguata per la pressione di stampa, il film PP/PET film colorato in oro/argento con trattamento interno per ricevere l’adesivo e far distaccare il film dal supporto al cartone. Il film trasferito si stabilizza per ossidazione, penetrazione o essiccazione, in pila dopo essere stato stampato con gli inchiostri. Se le buone tecniche di fabbricazione (GMP) sono ben definite e ripetibili in modo che i risultati di trasferimento film non spolverino i bordi, avremo una buona pulizia dei contorni con perdite non significative di pellicola colorata.
Nella tecnologia con essiccazione stabilizzata dell’adesivo, si ottengono buoni risultati, utilizzando inchiostri a basso odore e migrazione eliminando la tecnica UV normalmente utilizzata sui metallizzati. Questa tecnica permette di produrre imballaggi esteticamente molto belli a costi contenuti, anche se con l’oro a caldo il risultato è diverso (migliore brillantezza ma con costi diversi).
La scelta di applicazione delle tecniche di stampa e dei materiali utilizzati, spesso non bastano a coprire la cogenza della disciplina degli imballaggi. È necessario progettare l’imballaggio primario e secondario, valutando anche il rischio di eventuali inquinanti dell’imballaggio terziario, e comunque di tutti i componenti che concorrono alla realizzazione. Per questo motivo, abbiamo voluto verificare la rispondenza dell’imballaggio con questa tecnologia utilizzata per imballaggi primari quali capsule, bustine, filtri, carte accoppiate e altri materiali.

Raccolta dei campioni
Il campione è stato prelevato da una tiratura stampata in offset di 21.000 fogli aventi le seguenti caratteristiche:
– formato mm 720×970;
– 260 grammi/m² tipo GD2;
– base oro cold foil CFS 220 Lux;
– miscela collante mordente per cold foil 50% zetter + 50% Hubner, 3/4gm²;
–  geometria del foglio: cm² 6984 di superficie, n° posizione astucci 18;
–  coprenza cold foil 80%, 20% inchiostri basso odore – bassa migrazione;
– bordi cold foil libero per un astuccio 125cm, per un totale di bordi foglio di cm 2450 (18 astucci).
Dopo il “visto si stampi” è stato prelevato un foglio ogni 300 per effettuare un controllo della qualità durante la tiratura, esaminando tonalità, pulizia fronte e retro, registro e brillantezza. In un arco di tempo di 4 ore sono stati prelevati circa 70 fogli campione, ed è stata rilevata presenza di perdite sul bordo laterale pari a larghezza mm 1 e di 2 mm di lunghezza nei fogli n° 7, 12, 17, pari a mm² 2+2+2= mm² 6. Non sono state rilevate perdite di oro sul retro dei fogli e in superficie.
Successivamente è stato prelevato un sotto-campione dei 70 fogli campione, 1 su 70 equivalente a 10 fogli; 2 di questi sono stati inviati a laboratorio di Ircpack per le analisi. Anche il campione, tagliato in dimensioni A4, è stato inviato allo stesso laboratorio in busta chiusa e sigillato con foil di alluminio 38 micron.

L’esito positivo dell’analisi
Si è trattato di un’approfondita analisi per l’identificazione di composti organici volatili, semi-volatili e non volatili su materiali da imballaggio mediante analisi di screening in gascromatografia, spettrometria di massa, per valutare il set-off dei materiali stampati.
Le perdite rilevate di polvere di pagliuzze “di oro” sono pari a (2x1x3=mm²) = cm² 0,06 su 70 fogli pari a cm² (6.984×70) per campione = circa cm² 490.000 ovvero una parte su 10.000.
Perciò, conoscendo bene il ciclo produttivo e avendo visto più lavorazioni, il laboratorio ha confermato che questo risultato è soddisfacente grazie alle norme GMP applicate.
Lo spolvero relativo risultato è pari a 1 su 10.000 quindi, non è significativo e non tossico nei riguardi del prodotto alimentare da imballare come si evince dai risultati delle analisi, relative alle norme di cogenza degli imballaggi, effettuate da Valter Rocchelli (chimico e responsabile del settore Imballaggi del laboratorio Ircpack).