Rifiuti, la cooperazione sociale è una risorsa poco sfruttata

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C’è un dato significativo che emerge dalla ricerca presentata oggi durante il convegno “Le nuove vie della seta: da raccolta differenziata a integrazione sociale” organizzato da Comieco (Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) nell’ambito di Ecomondo, la fiera internazionale sulla green e circular economy: delle 250 cooperative sociali italiane abilitate a svolgere il servizio di raccolta differenziata della carta, soltanto 35 sono realmente operative sui territori, di cui 32 al nord (oltre il 90%). È evidente che esiste un potenziale inespresso che potrebbe essere messo al servizio delle amministrazioni pubbliche per far fronte a emergenze contingenti quali la raccolta dei rifiuti e l’integrazione sociale. Le cooperative sono portatrici infatti di un valore aggiunto che è quello di impiegare, con specifici percorsi di integrazione, la cosiddetta categoria dei lavoratori svantaggiati.
A presentare i dati della ricerca i membri della Rete 14 Luglio, guidati dalla Cooperativa Arcobaleno di Torino che nel capoluogo piemontese si occupa di raccolta della carta con il progetto Cartesio, nato negli anni Novanta con la collaborazione di Comieco: primo esperimento di gestione della raccolta differenziata di carta e cartone che ha coinvolto una cooperativa sociale. La Rete 14 Luglio riunisce attualmente 22 imprese sociali, di cui 18 cooperative e 4 consorzi, che operano in sette diverse regioni nel settore ambientale e generano un fatturato di circa 70 milioni di euro impiegando oltre 2650 persone.
Stando ai dati forniti dalle Camere di Commercio e dall’Albo Smaltitori, oltre a quelli provenienti dai questionari inviati alle 270 realtà coinvolte nello studio, le 35 cooperative che attualmente svolgono servizio di raccolta differenziata impiegano oltre 660 lavoratori, consentono di raccogliere 170mila tonnellate tra carta e cartone, servono quasi 4 milioni di abitanti (circa 6000 abitanti a lavoratore) e generano un fatturato di 26,4 milioni di euro. Esitono in Italia, distribuite su tutto il territorio nazionale, 215 cooperative sociali dotate delle autorizzazioni e dei requisiti che le rendono idonee al servizio della raccolta differenziata della carta ma che, di fatto, non sono sfruttate per svariati motivi. Lo studio evidenzia che se queste 215 cooperative diventassero operative, si potrebbe garantire un servizio di raccolta a favore di 24,2 milioni di abitanti, cioè quasi la metà della popolazione italiana, e dare lavoro a più di 4.000 addetti.
La condivisione di questo studio – spiega Tito Ammirati, capofila della Rete 14 Luglio e Presidente della Cooperativa Arcobaleno di Torino – ci permette di sensibilizzare le pubbliche amministrazioni e i decisori politici sul fatto che è giunto il momento di cambiare i criteri di scelta per l’affidamento delle gare d’appalto, privilegiare  l’offerta economica più vantaggosa a scapito del massimo ribasso. Oggi più che mai, per rispondere alle esigenze della società vanno premiate quelle realtà che, pur “generando profitto”, hanno una ricaduta sociale in termini di integrazione, sviluppo e opportunità per la comunità. La cooperazione deve tenere alta l’asticella della legalità e della giustizia, consapevoli che esse rappresentano la via esclusiva per costruire il modello di sviluppo che noi cooperatori abbiamo sempre inseguito”.
L’attività delle cooperative sociali può senza dubbio aggiungere valore sociale al valore economico-ambientale garantito da un’adeguata raccolta differenziata di carta e cartone; e su questo fronte l’Italia sta già ottenendo buoni risultati con più di 3 milioni di tonnellate di materiale raccolto e oltre 110 milioni di euro di corrispettivi erogati ai Comuni nel 2017 – commenta Roberto Di Molfetta, responsabile dell’area Riciclo e Recupero di Comieco  Il potenziale di raccolta è ancora molto alto, soprattutto al Sud: si stima che le tonnellate di carta e cartone in più potenzialmente intercettabili sul territorio nazionale sono quasi un milione. La cooperazione sociale può dunque costituire una leva importante per lo sviluppo della raccolta differenziata, aumentando i ricavi e riducendo i costi di smaltimento”.

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