Packaging sostenibile: tante le innovazioni per ridurre l’impatto ambientale delle confezioni

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Il tema della sostenibilità ambientale è sempre più sentito a tutti i livelli e coinvolge ormai tutti noi anche nelle scelte quotidiane. L’eccessivo utilizzo di confezioni per prodotti alimentari e non solo, spesso realizzate in materiali non riciclabili, ha portato nel corso degli anni a una vera emergenza, che non possiamo più fingere di non vedere. Ecco perché molte aziende stanno cercando di attivarsi per sviluppare packaging più ecologici e sostenibili: vediamo alcune delle idee più innovative degli ultimi tempi.

 

Perché scegliere packaging sostenibili?

Ormai le informazioni riguardo all’importanza di ridurre la produzione di rifiuti sono tante e sempre più accessibili, eppure in molti ancora sembrano non preoccuparsi eccessivamente dell’impatto che questi possono avere sull’ambiente e, di conseguenza, sulla salute nostra e del nostro pianeta. Sono le plastiche, in particolare, i principali materiali additati come colpevoli di una situazione al collasso: stime recenti parlano, per esempio, di 150 milioni di tonnellate di plastica attualmente presenti negli oceani, con una proiezione in crescita esponenziale per il futuro prossimo.

Chi lavora nel settore sa perfettamente quanto la plastica sia importante, in quanto, grazie alle caratteristiche di resistenza e igienicità, questo materiale ha permesso di superare diverse problematiche legate ad altre tipologie di imballaggi. Eppure è proprio la resistenza della plastica uno dei principali elementi di criticità, in quanto ogni rifiuto che la contenga, dai più grandi fino alle più microscopiche particelle, sono capaci di resistere per decenni nell’ecosistema provocando danni enormi, come dimostrano per esempio le immagini recentemente mostrate di animali marini e non morti per ingestione di rifiuti plastici e soffocamento.

Da quasi 50 anni con la Giornata Mondiale della Terra si sta cercando di spostare l’attenzione di cittadini, aziende e istituzioni sulle problematiche ambientali che riguardano il nostro pianeta, ponendo l’accento sul fatto che se ogni individuo, ogni impresa e ogni ente adottassero comportamenti più etici dal punto di vista dell’ambiente, ogni piccola azione sommata a miliardi di altre simili porterebbe a una enorme riduzione della produzione di rifiuti e degli sprechi. Ecco perché, anche a livello imprenditoriale diventa importante investire in ricerca e trovare soluzioni innovative per garantire un futuro migliore al pianeta, a noi stessi e ai nostri figli: ecco alcuni esempi.

Dissolve, il packaging idrosolubile

Arriva dal Canada una delle idee più innovative in termini di packaging: si chiama Dissolve e si tratta di un imballaggio interamente realizzato in PVA, un composto polivinilico non tossico e biodegradabile al 100%. Utilizzato per il packaging di uno spazzolino da denti, Dissolve ha la capacità di dissolversi in acqua in soli 10 secondi, senza inquinare né lasciare alcuna traccia, grazie anche alla scelta di stampare logo e altre informazioni con inchiostro di soia.

Imballaggi biodegradabili derivati dalle alghe

Un’idea simile a Dissolve è quella che sta alla base del materiale creato dalla start-up Skipping Rock Labs, che mira alla produzione di imballaggi con un materiale innovativo derivato dalle alghe e completamente biodegradabile. Denominato Notpla, il rivoluzionario materiale a base di alghe e sostanze vegetali è in grado di “sparire” letteralmente in poche settimane. Tra i prodotti realizzati dalla start-up utilizzando Notpla, è possibile citare Ooho, un packaging flessibile per salse e bevande che, si legge sul sito ufficiale, oltre a biodegradarsi naturalmente può anche essere mangiato.

BioCosì, la bioplastica ottenuta dagli scarti caseari

Tutto italiano è invece il progetto che unisce l’ENEA con la start-up pugliese EggPlant: si tratta di BioCosì, che racchiude “tecnologie e processi innovativi per la produzione di imballaggi 100% BIOdegradabili e COmpostabili per un’industria sostenibile, economica/circolare ed Intelligente”. La soluzione creata dai due soggetti è quella di produrre una bioplastica degradabile e compostabile a partire dagli scarti dell’industria casearia, riducendo così l’impatto sull’ambiente sia delle plastiche che delle acque reflue della filiera.

Il progetto BioCosì nasce dalla sinergia di diversi soggetti privati e pubblici, nell’ambito del bando INNONETWORK promosso dalla Regione Puglia, ed è stato finanziato con 1,4 milioni di euro dal Programma Operativo Regionale POR-FESR 2014-2020. Tra i partner dell’iniziativa anche l’Università di Bari e alcune aziende come Compost Natura, CSQA e Caseificio Colli Pugliesi, oltre alla Rete di Laboratori Pubblici di Ricerca Microtronic.

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