Nuova sfida federativa per il settore della carta e della grafica

0
527
Pietro Lironi, Presidente Federazione della Carta e della Grafica

La Federazione della carta e della grafica è ora realtà grazie ad Assografici, Assocarta e Acimga.
Il 26 giugno si è tenuta a Milano l’Assemblea Pubblica della Federazione della Filiera della carta e della Grafica nel corso della quale il neo eletto Presidente Pietro Lironi (Assografici) ha annunciato la nascita della Federazione di settore Carta e Grafica che vedrà Massimo Medugno (Assocarta) assumerne la Direzione. Vincenzo Boccia Presidente di Confindustria è intervenuto ai lavori dell’Assemblea…

La Federazione della Filiera della Carta e della Grafica seguendo le indicazioni della Riforma Pesenti evolve nella Federazione Carta e Grafica e rappresenterà gli interessi dei settori industriali di Acimga per le macchine grafiche e cartotecniche, Assocarta per carta e cartone e Assografici per il comparto grafico, cartotecnico e trasformatore con l’Unione Grafici di Milano e Comieco in qualità di soci aggregati.
I 3 macro comparti di riferimenti nel 2016 hanno mostrato andamenti diversificati ma comunque complessivamente positivi, per il comparto cartotecnico-trasformatore e per la produzione di macchine, con indici di crescita anche nei primi 6 mesi del 2017. Purtroppo resta invece negativo l’andamento del mondo grafico, sebbene si confermi il trend positivo dell’export, con ordini esteri in aumento. Buone le performance della carta per imballaggio e per usi igienico-sanitari (tissue).
Il settore nel suo complesso vale 23,7 miliardi di € di fatturato (1,4% del PIL) nel 2016 con 18.600 imprese che occupano 169.500 addetti.
“Grazie all’evoluzione federativa intrapresa il nostro settore avrà confermato un proprio seggio nel Consiglio Generale di Confindustria con l’obiettivo di dare voce alle problematiche della filiera e perseguirne lo sviluppo e la crescita” spiega Pietro Lironi.
La nuova Federazione di Settore avrà come obiettivo quello di creare delle sinergie operative e organizzative con ruoli associativi trasversali in chiave di arricchimento e miglioramento dei servizi associativi. “Lavoreremo in primo luogo sulla ricomposizione degli interessi delle categorie imprenditoriali affini, da monte a valle ai comparti rappresentati dalla Federazione, a beneficio di tutta la catena del valore della filiera” aggiunge Lironi.

 

4 i temi chiave da affrontare

Da sinistra: Massimo Medugno (Assocarta), Vincenzo Boccia (Confindustria), Claudio Covini (ex Direttore Assografici), Maurizio D’Adda (Assografici) e Andrea Briganti (Acimga)

La Federazione Carta e Grafica è chiamata ad affrontare temi di politica industriale per indirizzare le proprie attività strategiche: economia circolare, industria 4.0, costi energetici e sostegno strutturale alla lettura.
Proprio per quest’ultimo punto Lironi ha rinnovato l’appello al Governo per chiedere a gran voce la detrazione dalle imposte sul reddito delle persone fisiche per gli acquisti di libri e abbonamenti a quotidiani e periodici pari al 19% dell’importo speso nel corso dell’anno. Informazione e cultura non sono beni pubblici di minore rilevanza della salute e dell’istruzione o delle spese mediche per animali domestici, tutte certamente importanti tanto quanto la cultura. “Il supporto al settore delle carte grafiche ed editoriali che diviene urgente in un Paese come l’Italia, dove solo il 40% delle persone con oltre 6 anni di età (parliamo di 23 milioni cittadini) dichiara di aver letto un libro negli ultimi 12 mesi”, dice Lironi sottolineando un gap culturale drammatico per le prospettive future dell’Italia.
A sostegno di  questo pensiero anche l’intervento del filosofo Vittorio V. Alberti, Professore di Filosofia presso la Pontifica Università di Roma che nel suo intervento “La carta nella cultura e il suo ruolo per lo sviluppo umano integrale” disegna un ruolo centrale per la carta come motore di promozione sociale. La carta è l’elemento sul quale si fissano i pensieri di libertà dell’uomo ed è un mezzo trasversale per la divulgazione della sapienza umana in grado di raccordarsi alla memoria seria di questo Paese. La carta deve essere vista come il supporto ideale per lo sviluppo del sistema Paese Italia e delle sue bellezze.
Riguardo al tema del Piano Industria 4.0 Lironi ha sottolineato il merito del Governo che ha rilanciato gli investimenti produttivi, dall’altro focalizzato l’attenzione del manifatturiero sul tema dell’innovazione. “Una sfida che le nostre Associazioni hanno colto con tempestività organizzando delle giornate formative per gli associati e presto nascerà un comitato scientifico ad hoc di Federazione che garantirà contenuti e omogeneità di approccio per affiancare le imprese verso questa nuova rivoluzione industriale”, evidenzia Lironi.
La Federazione si allinea a Confindustria nella richiesta al Governo di una proroga degli incentivi fiscali legati al Piano poiché, come sottolineato anche dal neo Presidente di Acimga Aldo Peretti “sarebbe un vero peccato che le numerose piccole e medie aziende che stanno familiarizzando e magari formando ai temi dell’industria 4.0 non possano in prospettiva godere di questi benefici fiscali come ulteriore stimolo alle loro strategie di innovazione, crescita e sviluppo”.

Termovalorizzatori per creare valore
Altra tematica strategica in termini di crescita e sviluppo è rappresentata dell’economia circolare dove la Federazione svolge un ruolo di rilievo se consideriamo che in Italia il 60% circa della materia prima utilizzata per produrre carta e cartone è costituito da carte da riciclare, con un tasso di riciclo dell’80% nel settore dell’imballaggio. In questa prospettiva di “circolarità” seguendo i tanti esempi in Europa, bisognerebbe favorire inoltre la realizzazione di impianti di termovalorizzazione per il recupero degli scarti che provengono dal riciclo. “Ma l’impossibilità di realizzarli, per i tanti vincoli burocratici e territoriali, costituisce uno svantaggio competitivo per il comparto cartaio che si aggiunge a costi energetici già superiori alla media europea e pari al 20% del costo di produzione (con punte del 40%)”, sottolinea Girolamo Marchi Presidente di Assocarta.

Il consumatore sempre più informato su sostenibilità ed economia circolare
Il consumatore è sempre più informato e attento verso la sostenibilità e il costo del prodotto non è più la sola discriminante nell’atto di acquisto. Il consumatore valuta attentamente qualità, servizio ed è disposto a riconoscere economicamente il valore aggiunto di un servizio e il packaging ma anche le etichette giocano un ruolo fondamentale nell’indirizzare l’atto di acquisto di un prodotto.
L’attenzione all’ambiente in una prospettiva di Economia Circolare non è solo del legislatore e delle imprese ma anche del consumatore. Secondo una indagine condotta da Ipsos sugli orientamenti sociali al riciclo e all’economia circolare, e presentata da Andrea Alemanno – Group Director di Ipsos Public Affairs durante l’Assemblea, il 32% degli italiani è a conoscenza del significato dell’economia circolare contro il 22% dei francesi e il 19% dei tedeschi.
E la raccolta differenziata, grazie a Comieco, diviene nel nostro Paese un’utile necessità per il 90% degli intervistati e un indicatore di senso civico per l’86% di essi.
Per quanto riguarda gli imballaggi c’è un’idea diffusa che siano sempre troppi, e che le aziende non si preoccupino più di tanto di come smaltirli. Il consumatore molto spesso si trova in difficoltà davanti agli imballaggi di grandi dimensioni (pensiamo a quelli per i modili o elettrodomestici…) ma anche sulle confezioni alimentari, principalmente per una carenza di informazioni sul processo di smaltimento dell’imballaggio, generando frustrazione nel consumatore che vuole fare qualcosa ma si trova impossibilitato nell’agire concretamente.
Tra le categorie di imballaggi ritenute più sostenibili dai consumatori troviamo carta e cartone, insieme al vetro; il 64% degli intervistati in Italia (la media UE è del 53%) ritiene che la carta sia il materiale più sostenibile rispetto agli altri materiali riciclabili. Il risultato è sicuramente di rilievo ma c’è ancora un 36% di consumatori da riuscire a convincere e per farlo è indispensabile agire su informazione e comunicazione.

L’intervento di Vincenzo Boccia Presidente di Confindustria: “Gli interessi del sistema industriale motore per lo sviluppo del sistema Paese”

Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria

Un legame particolare quello del Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia con il settore grafico, da cui proviene come imprenditore, e quindi particolarmente significativa la sua presenza all’Assemblea della Federazione, dove ha chiuso i lavori con un intervento molto atteso.
“Solo il 30 % degli italiani è consapevole che siamo il secondo Paese più industrializzato d’Europa e questo denota un problema di conoscenza e informazione che alimenta ancora oggi derive di cultura anti-industriale”, esordisce Boccia – “Dobbiamo raccontare con orgoglio ciò che siamo, senza presunzione e sottolineare l’importanza della questione industriale italiano è fondamentale. La Federazione della Carta e della Grafica è importante in quanto esempio concreto di essere e fare sistema e rappresentare interessi”.
Nel suo intervento Boccia ha sottolineato il ruolo di un’associazione come Confindustria, chiamata a rappresentare gli interessi delle imprese ma certamente anche del Paese; è un cambiamento culturale importante quello cui punta il Presidente di Confindustria per costruire un percorso capace di modificare i paradigmi esistenti. In riferimento al contratto grafico-editoriale scaduto nel 2015 e le cui trattative di rinnovo sono al momento in fase di stallo, Boccia ha elogiato il rinnovo del contratto di Federmeccanica e dei Sindacati dei lavoratori che hanno chiuso un accordo legando l’aumento dei salari alla produttività, aprendo una stagione di metodo e di merito – “Con lo sguardo rivolto alla Germania, è possibile avere salari alti se la produttività aumenta più dei salari stessi, inoltre cambia la relazione tra imprese e sindacati e da rapporto conflittuale si passa alla collaborazione per la competitività negli interessi di tutti”, aggiunge Boccia sottolineando come le relazioni industriali diventano così facendo un fattore di competitività a vantaggio dell’intero sistema Paese.
Non è mancata la rivendicazione sul piano Industria 4.0, promosso e fortemente voluto da Confindustria che ha indicato al Governo la strada affinché sostenesse il sistema produttivo nel suo insieme, senza privilegiare un settore specifico con degli incentivi fini a sé stessi. La volontà di Confindustria era bensì quella di intervenire sui fattori, privilegiando le imprese, per individuare degli strumenti selettivi che orientassero le scelte per un’industria, a prescindere dai settori, ad alto valore aggiunto, ad alta intensità di produttività e ad alta intensità di investimenti. Da qui il piano 4.0 da cui è derivato una capacità reattiva del sistema industriale italiano che ha ridato linfa agli investimenti privati, maggiore competitività e più export, a tutto vantaggio del sistema Paese, le cui ragioni sono sovrapponibili a quelle delle imprese e delle famiglie.
Boccia, infine in quanto iscritto ad Assografici con la propria azienda, ha voluto ringraziare l’operato di Claudio Covini ex Direttore Generale di Assografici per il suo stile discreto, elegante e sempre nei contenuti a sostegno dell’attività delle imprese grafiche e cartotecniche italiane.

A tu per tu con il Presidente della Federazione Carta e Grafica Pietro Lironi

Pietro Lironi, Presidente Federazione della Carta e della Grafica

Non basta ovviamente l’indicazione di una Riforma per compiere un passo in avanti importante come questo. A chi il merito di questa evoluzione federativa?
È un merito ampiamente diffuso. Dai Presidenti passati delle Associazioni, che hanno incominciato a credere nel progetto e ne hanno posto le basi, a quelli presenti, che non si sono arresi alle difficoltà o scoraggiati di fronte agli inciampi, ma hanno saputo cambiare strada e con flessibilità trovare una soluzione finale. Alle varie persone di struttura, i Direttori, che hanno seguito operativamente il percorso e non hanno posto ostacoli personali a cambiamenti organizzativi rilevanti. Detto questo, l’indicazione di una Riforma non sarà sufficiente, come dice lei, ma perseguire sintesi di interessi e efficienze organizzative sono comunque obiettivi condivisibili, anzi ineluttabili. La vera sfida ora è conseguirli.

Quali vantaggi concreti avranno le aziende associate da questa nuova struttura?
Come minimo più punti di riferimento e più servizi. Quello che auspico è l’evoluzione della relazione con l’Associazione, una sorta di maturazione: comprendere che c’è la “prossimità”, ovvero il proprio gruppo merceologico, il proprio mercato, i servizi che uso, ma c’è anche l’interesse generale del settore, ovvero il contratto, il welfare, le politiche industriali, l’Italia e l’Europa, la filiera…

Non esiste in Confindustria una filiera così attiva e unita come quella della Carta e della Grafica, che ora farà tendenza e rappresenterà un modello da studiare. Quali sono le difficoltà principali che avete dovuto affrontare per giungere a questo risultato?
Non so se siamo “un caso” così eccellente, certamente la Riforma ha avuto fino ad oggi scarsa implementazione a livello di associazioni settoriali. La difficoltà principale è stata arrivare a individuare un modello organizzativo che aiutasse a perseguire efficienze e sintesi di interessi, senza però comportare una totale perdita di identità e forse il rischio di un allontanamento, anche solo in termini di comunicazione e immagine, dalla base associativa. Il progetto di fusione è stato abbandonato perché evidentemente non garantiva questo equilibrio. Se riusciremo invece ad ottenerlo con il progetto che stiamo implementando, forse sì, saremo un modello anche per altri.

Tre comparti con interessi comuni, ma con rendimenti e velocità differenti. Non c’è il rischio di creare delle discrepanze all’interno della Federazione?
Non vedo perché, anzi. Un’eccessiva omogeneità produce inevitabilmente “euforie” o “depressioni” collettive che, in un caso e nell’altro, fanno perdere lucidità e aderenza al mercato. Inquadrare invece la propria attività all’interno di uno scenario più ampio, di settore e di filiera, aiuta le aziende a relativizzare, a cogliere i trend, a individuare opportunità di diversificazione.

Ci sono novità sul contratto grafico-editoriale scaduto nel 2015 e in attesa di rinnovo? Quali problemi dietro a questo stallo? Può esserci magari la speranza in questo rinnovo di legare il livello delle contribuzioni alla produttività come auspicato anche da parte del Presidente Boccia e diventare così un modello di riferimento per gli altri contratti di settore?
La commissione negoziale bilaterale ha lavorato proprio in questa direzione e, a fine 2016, si era arrivati a un output che rappresenta per noi un buon risultato e la base di partenza per ogni nuovo ragionamento. Purtroppo tale lavoro è stato disconosciuto da parte della componente sindacale, o, meglio, siamo ancora in attesa anche di capire cosa in particolare non andasse più bene. Questo è stato il motivo dello stallo e ad oggi non registriamo chiari segni di volontà di riavviare la discussione. Speriamo che le evoluzioni, in termini di responsabilità, che stiamo registrando in questi giorni all’interno delle organizzazioni sindacali siano propedeutiche a un superamento di questa fase in autunno.