Nordmeccanica: ecco i “segreti” per conquistare la fiducia dei converter mondiali

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Nella foto dal basso l’Ing. Antonio Cerciello con i due figli Alfredo e Vincenzo

40 anni di Nordmeccanica, 20 dei quali sotto la gestione della famiglia Cerciello, che nel 1998 ha rilevato l’azienda sull’orlo del fallimento, rilanciandola con un programma industriale serio e strutturato, portandola a conquistare il 73% del mercato mondiale delle accoppiatrici con un fatturato a fine 2017 di 107 milioni di €, con un utile del 10%. Ne parliamo con l’Ing. Antonio Cerciello, artefice di questa straordinaria impresa…

 

 

 

 

Antonio Cerciello, classe 1940 da Marigliano (Na) è l’emblema dell’imprenditore italiano, dotato di quel fiuto più unico che raro, tanto da essere considerato a volte un visionario, grazie al quale nei momenti cruciali della sua vita, è sempre riuscito a vedere oltre la linea d’orizzonte, tracciando la rotta da seguire per sé e per i propri collaboratori e raggiungendo così successi straordinari.
Per capire Nordmeccanica abbiamo chiesto all’Ing. Cerciello di raccontarci la sua storia personale, le sue esperienze, grazie alle quali oggi presiede una società leader a livello mondiale, con oltre 280 dipendenti e un livello di soddisfazione della clientela ai massimi livelli.

 

A tu per tu con Antonio Cerciello, Presidente di Nordmeccanica Group
Ing. Cerciello, quanto è difficile avere successo oggi in Italia?

Inaugurazione nuova sede Nordmeccanica in Cina

“Fare impresa oggi in Italia è sempre più difficile, ma sono convinto che la tecnologia italiana è a livelli di assoluta eccellenza, e tutto debba partire da qui. Quando ho rilevato Nordmeccanica, il parco macchine installato nel mondo era di circa 300 unità, oggi siamo oltre le 3000 macchine. Il nostro ufficio R&D è composto da 30 persone e noi investiamo fino al 5% del fatturato all’anno in ricerca e sviluppo. Inoltre da quasi 4 anni non lavoriamo più con le banche, siamo finanziariamente autonomi e questo perché la mia famiglia non ha mai redistribuito gli utili, che sono sempre stati reinvestiti in azienda. Posso affermare con orgoglio di non aver mai avuto un’ora di sciopero in azienda, la mia porta è sempre aperta, e siamo i primi a condividere i buoni risultati che riusciamo a ottenere con i nostri collaboratori. I miei figli Vincenzo e Alfredo, attualmente vicepresidenti della società, sanno come la penso e sono certo proseguiranno con questa linea. Abbiamo impostato una politica di gestione finanziaria chiara e trasparente, tanto che siamo uno dei primi contribuenti del Comune di Piacenza e ne vado orgoglioso. Io voglio perdere il sonno per cercare il lavoro, per girare il mondo, ma non per un controllo del fisco”.

 

Ci racconta la sua storia personale?

Inaugurazione nuova sede Nordmeccanica in India

“Provengo da una famiglia normale, mio padre era commerciante e il mio paese d’origine era prevalentemente una realtà agricola. In un contesto non semplice, riesco a portare avanti gli studi fino alla laurea in ingegneria meccanica, dopo di che vengo assunto dall’Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco (Na). Ben presto questa realtà si rivela troppo stretta per un giovane come me, desideroso di conoscere il mondo e fare carriera. Nel 1964 colgo al volo l’opportunità di trasferirmi a Milano, sempre per l’Alfa, a seguire dei corsi di formazione per imparare i tempi e i metodi della produzione industriale e cicli di lavorazione. Nel 1967 vengo chiamato dall’Ing. Paolo Napolitano, che avevo conosciuto all’Alfa, e che nel frattempo si era trasferito alla Gepi, azienda a partecipazione statale che controllava numerose società, fra cui la Andreotti Rotostar di Ceprano (Fr) che costruiva macchine per la stampa rotocalco, il quale mi propose di diventare responsabile dell’ufficio tempi e metodi. Dopo un paio d’anni divenni responsabile anche della produzione e programmazione ma l’azienda vendeva solo un paio di macchine all’anno e non andava bene finanziariamente. Tutto il gruppo dirigente dell’epoca fu man mano licenziato, e un giorno il Presidente della società mi chiamò a colloquio e mi chiese che cosa ne pensassi dell’azienda e se avessi voluto diventare direttore di stabilimento. Rifiutai questa proposta ma gli chiesi la disponibilità a farmi girare il mondo per 6 mesi per visitare le più importanti aziende di stampa rotocalco, per conoscere e capire le esigenze dei clienti, e al mio rientro o mi sarei dimesso o gli avrei proposto un piano per rilanciare la società. Rientrato in Italia nel 1974, con le idee più chiare, chiesi e ottenni un ufficio tecnico e divenni direttore generale”.

 

Qual è il momento cruciale della sua vita, quello in cui ha capito di avercela fatta?
“Lasciai l’Andreotti Rotostar nel 1982, dopo averla rilanciata nel mercato della stampa rotocalco, con un bagaglio personale di competenze tecniche ma soprattutto conoscendo il mercato a livello mondiale. Decisi dunque di far fruttare tutte le conoscenze e relazioni che avevo intrapreso a livello internazionale, e dopo aver parlato con mia moglie, che mi è sempre stata accanto, condividendo e sostenendo le mie scelte, decisi di aprire una società per vendere stabilimenti chiavi in mano in Sud America nel settore della stampa e trasformazione di imballaggi flessibili. Questo fu il momento della svolta, quello in cui iniziai a guadagnare i soldi che mi hanno consentito di fare il grande salto da imprenditore a piccolo industriale. Ottenemmo uno straordinario successo anche se all’inizio non fu facile. Vendere uno stabilimento chiavi in mano, significava organizzare tutto, dalla struttura, alla scelta delle tecnologie produttive da inserire in azienda, fino all’avviamento dell’attività. Tra le varie aziende che rappresentavo c’era anche la Nordmeccanica, dalla quale acquistavo gli impianti da inserire negli stabilimenti che vendevo in Sud America”.

 

L’acquisizione di Nordmeccanica nel 1998…

Inaugurazione nuova sede Nordmeccanica in Nord America

“La mia attività andava benissimo, ero soddisfatto di quello che ero riuscito a costruire negli anni. Nel 1997 per una serie di circostanze, e avendo dei rapporti diretti di rappresentanza con Nordmeccanica, che nel frattempo navigava in cattive acque ed era sull’orlo del fallimento con circa 40 miliardi delle vecchie lire di debiti, decisi contro il parere di tutti, di buttarmi nell’avventura di provare a salvare la società. Era un fornitore strategico per il mio business in Sud America e non volevo perdere le quote di mercato che avevamo raggiunto nel settore delle accoppiatrici.
Arrivai a Piacenza nel settembre del ’97 e trovai una situazione a dir poco disarmante. In breve tempo liquidai tutti i soci di allora e diventai proprietario del 51% della società a dicembre del 1998, garantendo personalmente nei confronti delle banche. C’era da creare tutta una struttura, tecnica, commerciale, organizzativa, ma questo non era un problema, avevo le competenze e le risorse per farlo. Fino al 2005 abbiamo dovuto lavorare per sistemare i debiti della società, che poi da quel momento ha iniziato a produrre utili”.

 

Da Piacenza alla conquista del mondo…
“All’inizio fui accolto con diffidenza in città, ma ben presto tutti si accorsero che facevo sul serio e oggi mi sento ben inserito nel tessuto socio-economico del territorio al quale ho dato tanto ma ricevuto anche molto. Esistono nella zona di Piacenza varie officine che lavorano in esclusiva per noi, fornendoci i pezzi necessari per la costruzione delle macchine, che noi in stabilimento assembliamo e collaudiamo prima di inviarle ai clienti. Questo ci ha permesso di standardizzare tempi e costi di produzione e di offrire un prodotto identico in qualsiasi paese del mondo. Lo stabilimento produttivo che abbiamo in Cina è stato impostato con la stessa filosofia di quello di Piacenza, e anche là abbiamo costruito delle relazioni con officine meccaniche della zona alle quali abbiamo insegnato i nostri metodi e imposto l’acquisizione di determinate tecnologie e oggi sono in grado di fornirci le componenti necessarie per le nostre macchine con la medesima qualità. Nordmeccanica ha un’ottima considerazione sul mercato, e io non posso assolutamente sbagliare neanche una macchina.
La rete commerciale mondiale che oggi Nordmeccanica può vantare è il frutto di tutte le preziose relazioni intraprese nel corso della mia vita, che hanno facilitato notevolmente i rapporti di tipo commerciale. Visitare le aziende, parlare coi clienti è fondamentale per capire ciò di cui hanno bisogno. Posso affermare con orgoglio di conoscere personalmente tutti i miei clienti”.

 

Gli accordi coi big mondiali del settore, dai produttori di adesivi alle più importanti multinazionali…
Negli ultimi anni Nordmeccanica si è resa protagonista di importanti accordi con aziende quali Henkel e Dow, dei colossi nel settore degli adesivi. Con loro abbiamo dei rapporti molto stretti e sviluppiamo insieme tecnologie e materiali per poter fornire ai clienti finali delle soluzioni in grado di renderli più competitivi sul mercato. Sedersi allo stesso tavolo con presidenti di gruppi mondiali con 40/50 mila dipendenti è motivo di orgoglio e soddisfazione.
Nordmeccanica è stata scelta dalle più importanti aziende produttrici di packaging a livello globale, e oggi, dopo anni di rapporti e fiducia reciproca, concludiamo telefonicamente le trattative, perché conosciamo i nostri clienti e anche loro ci conoscono bene.
Negli ultimi anni abbiamo investito ingenti risorse per un servizio globale di teleassistenza, che ovviamente equipaggia tutte le nuove macchine, ma che a spese nostre ha riguardato anche tutte le macchine più datate che sono state aggiornate e usufruiscono anch’esse del nostro servizio di assistenza on line 24 ore su 24. Ho fatto fare un inventario di tutto l’installato in giro nel mondo e in accordo coi nostri fornitori, siamo in grado di fornire i pezzi di ricambio di tutte le nostre linee, anche le più datate, con magazzini ricambi situati in punti strategici del mondo così da essere vicini ai nostri clienti. L’assistenza al cliente è un elemento essenziale per il successo di un costruttore di impianti tecnologici all’avanguardia”.

 

L’acquisizione di Galileo e l’ingresso nel settore metallizzazione…
“Conoscevo le macchine Galileo ed ero convinto della loro validità. Dopo l’acquisizione del know-how della Galileo, ho fatto un giro per il mondo per testare sul campo le macchine di altri costruttori e mi sono reso conto che non eravamo pronti per il lancio sul mercato di queste macchine che sarebbero state marchiate Nordmeccanica. Abbiamo dunque deciso di rivedere i progetti, tardando il piano industriale di un paio d’anni, e ora abbiamo una linea che copre le esigenze del mercato. I clienti che usano metallizzatori sono praticamente gli stessi che da anni acquistano Nordmeccanica e si aspettano da noi un certo tipo di qualità. Ho rifiutato degli ordini, che alcuni clienti sulla fiducia volevano passarmi, e questo mio atteggiamento di trasparenza è stato molto apprezzato. Puntiamo a crescere molto anche in questo settore e i risultati che abbiamo già in mano mi danno ragione. Nel giro di un paio d’anni puntiamo a raggiungere i 15 milioni di € coi metallizzatori”.

 

La festa del prossimo 13 dicembre per i 40 anni di Nordmeccanica…
“Il 13 dicembre faremo una grande festa a Piacenza con tutti i nostri collaboratori, i clienti più importanti a livello globale e i nostri partner. Ho già avuto la conferma della presenza del Presidente di Henkel. Durante la serata prenderanno parola i nostri clienti e ognuno di loro racconterà in pochi minuti il loro rapporto con Nordmeccanica e il perché hanno deciso di affidarsi a noi. Ascoltare i clienti soddisfatti è un aspetto di inestimabile valore. Ai miei figli voglio lasciare in eredità un’azienda sana e competitiva ma anche e soprattutto un bagaglio di rapporti interpersonali che rappresentano il vero valore di un’azienda, ma che vanno curati e coltivati. Per questo li sto spronando affinché girino il mondo per conoscere i clienti e il mercato, poi con la validità delle nostre soluzioni tecnologiche, il resto viene da sé…”.

 

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