Lucchese progetta l’European Flexo Hub di Kodak traendo ispirazione dalla Factory di Andy Warhol

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La missione
Creare una piattaforma innovativa e interattiva per fotolito, stampatori, marchi, partner industriali e designer, nella quale condividere e dare concretezza alla visione di Kodak per elevare la stampa flessografica degli imballaggi.

Il marchio
I grandi marchi sono vitali e controbilanciano una familiarità che li rende riconoscibili con una tendenza all’evoluzione e al rinnovamento. L’importanza dell’identità del marchio, se perseguita in maniera creativa e strategica, consiste nel rappresentare gli attributi e i valori cardine dell’azienda, riflettendo la personalità del marchio. Questa identità è costituita da ciò che i clienti ricordano e dalla prima cosa che viene loro in mente quando pensano al marchio, definito con creatività e fiducia in sé e soprattutto negli altri.
Con questo spirito, e poiché Kodak è una realtà storica, apprezzata e stimata da milioni di persone in tutto il mondo, l’azienda ha scelto di realizzare un luogo nel quale la creatività incontra l’innovazione e dove clienti e partner commerciali possono provare un’originale sensazione “Kodak Flexo”, una collaborazione tra le “migliori menti” dei mondi della flessografia e del packaging, riunite per discutere su come far compiere un balzo avanti alla stampa flexo. Questo ambiente è imperniato sulla tecnologia, la passione e l’impegno nel settore, al fine di sottolineare che Kodak è un’azienda innovativa, che si avvale della scienza per creare e sostenere l’industria della stampa e del packaging.

 

Il designer
L’obiettivo di Kodak di realizzare un luogo nel quale si incontrano tecnologia, design e moderne “tendenze di lavoro smart” ha spinto il designer italiano Francesco Lucchese a creare un capolavoro ispirato ad un’icona del 20° secolo, Andy Warhol e la sua Factory, che ancora oggi simboleggiano la coesione tra luoghi di lavoro e spazi per la comunità e lo svago. La seconda grande fonte di ispirazione per il designer è stato lo stile artistico di Piet Mondrian. Le linee geometriche delle sue opere rappresentano un’arte tecnica che, grazie alle aree nei colori di Kodak, sintetizza il concetto di legame tra arte e tecnologia.
Lo spazio, o “Hub”, secondo la sua denominazione, è quindi costruito attorno a linee ortogonali nere e decise, dove le aree colorate diventano un chiaro punto di riferimento, che può essere adattato a luoghi sia professionali che espositivi. Il progetto dell’ufficio segue questi temi, ma mostra un altro lato, più domestico e famigliare. Qui lo spazio è un “loft”, nel quale le postazioni di lavoro si inseriscono in un grande spazio dinamico e intercambiabile, adattabile in qualsiasi momento a diverse esigenze. Un ruolo fondamentale è svolto dall’area lounge, un luogo nel quale i collaboratori di Kodak possono ospitare eventi, intrattenere i clienti o tenere riunioni informali.
Grazie alla sua esperienza nella realizzazione di spazi pubblici, Lucchese ha tenuto conto delle esigenze di ogni tipo di utente che popolerà lo spazio designato. La più grande sfida incontrata da Lucchese era legata al fatto di dover soddisfare la necessità di Kodak di catturare l’attenzione immediatamente dopo l’ingresso nello spazio, conciliandola con le esigenze dei collaboratori, che frequentano il luogo ogni giorno e hanno bisogno di un ambiente lavorativo estremamente funzionale. Il risultato è stato un luogo pensato per facilitare i flussi di lavoro, senza trascurare allo stesso tempo l’aspetto scenografico ed emotivo. Da queste esigenze ha avuto origine la scelta di lasciare che l’architettura guidi i clienti attraverso gli spazi tramite la creazione di percorsi visuali.

Lucchese, la mente dietro il progetto
Lucchese, laureato al Politecnico di Milano, ha fondato Lucchesedesign nel 1986. I suoi 30 anni di esperienza nel campo dell’architettura, del design e delle consulenze consentono a lui e al suo team di operare in tutto il mondo su diversi tipi di progetti, a seconda delle esigenze dei clienti, dimostrando una grande abilità ad adattarsi a contesti differenti e proponendo un approccio esteso e una visione a 360° dei servizi.
Sia il Demo Center che l’HUB e gli uffici sono allo stesso tempo luoghi di lavoro e spazi espositivi, e ciò è sottolineato dal fatto che i materiali Kodak si trasformano in oggetti da esposizione e superfici, come nel caso della grande parete in vetro giallo e degli accessori incorniciati e disposti sugli scaffali. Questi aspetti hanno posto le basi per la creazione dei due spazi nei quali, in modi diversi, l’esigenza di Kodak di mostrare il suo interesse per le relazioni interpersonali e la socializzazione sul luogo di lavoro viene rappresentata parallelamente al desiderio di offrire ai collaboratori un ambiente positivo.

 

“La scelta dei materiali è stata dettata dal mio desiderio di mescolare le linee guida per il branding di Kodak con la mia visione personale del design. Ecco perché ho suggerito un mix tra finiture industriali, con un suolo rivestito in cemento e profili metallici, e altre più raffinate, come le grandi superfici trasparenti nei colori di Kodak”, dichiara Lucchese, che aggiunge: “In questo modo, gli spazi sono caratterizzati dai contrasti, che donano loro un legame a Kodak chiaro e d’impatto, rendendo allo stesso tempo l’HUB uno spazio che mira a diventare un’icona”.

“Volevamo che il nostro nuovo HUB Kodak fornisse spazi di lavoro stimolanti e funzionali, che suggerissero un nuovo modo di lavorare in ufficio e fornissero spazi più adatti al lavoro tecnico. Ogni attività che ha luogo in questo spazio è considerata come parte di un processo più ampio, nel quale i componenti del team e gli ospiti si sentono protagonisti e partecipanti attivi”, afferma Emma Schlotthauer, direttore Marketing & Communications della Divisione Flexographic Printing di Kodak. “Tutte le aree sono state assegnate al fine di creare scenari di comunicazione in grado di fornire ai dipendenti innumerevoli opportunità per collaborare e comunicare con altri membri del team e con i clienti. Abbiamo definito un ‘modello Kodak’, che in futuro potrebbe diventare qualcosa di facilmente replicabile e riproducibile in altre sedi in tutto il mondo”, aggiunge Schlotthauer.

 

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