L’industria italiana dell’imballaggio: quali prospettive per il futuro?

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L’undicesima edizione della conferenza economica sul packaging si è svolta lo scorso giugno a Milano, in concomitanza con l’assemblea privata dell’Istituto Italiano Imballaggio; molti gli argomenti trattati, dai dati economico-finanziari, alla sostenibilità, dalle materie prime fino alle nuove opportunità da sfruttare per mantenere la competitività del settore

 

L’industria italiana del packaging è cresciuta anche nel 2018, superando i 33,4 miliardi di € di fatturato, e segnando un +2,6% rispetto al 2017, per una produzione di imballaggi vuoti che ha superato i 16,7 milioni di tonnellate, perdendo in questo caso un -1,4%, anche a seguito del continuo alleggerimento del peso delle materie prime a fronte di performance migliorate. Tradizionalmente votata all’export, lo scorso anno si è registrata un’inversione di tendenza, visto che le importazioni sono cresciute (+1,9%) rispetto alle esportazioni (+0,8%).
Tra i diversi materiali spiccano le performance degli imballaggi flessibili da converter (+2,5%), che continuano a mostrare una crescita interessante anno dopo anno, e gli imballaggi cellulosici (+2%) esclusi quelli accoppiati rigidi a prevalenza carta, trainati dal cartone ondulato (+2,5%), che da solo rappresenta il 73% degli imballaggi cellulosici, sostenuto dallo sviluppo del commercio on-line che si affida al cartone ondulato per il packaging dei prodotti da spedire.
I prezzi delle materie prime relativi al cartone ondulato crescono all’incirca del 9%, mentre la materia prima utilizzata per produrre i sacchi in carta cresce del 7,5%. Crescono i prezzi anche del materiale cellulosico proveniente dal riciclo. Per quanto riguarda i polimeri plastici, il Nylon cresce del 15%, il PET del 18%, il polistirolo scende del -2% mentre il PVC cresce del 5%. Prosegue il calo per il polietilene con un -6% medio annuo.
Dalle previsioni elaborate da Prometeia, il settore del packaging nei prossimi anni dovrebbe frenare il trend di crescita, registrando nel 2019 un misero +0,5% per poi riprendere a crescere nel 2020 (+1,4%) e +1,9% nel biennio successivo. In un contesto internazionale, dominato dalla contrapposizione Cina-Stati Uniti è chiaro che le aziende italiane dovranno ripensare alle proprie strategie per cercare di crescere e svilupparsi. Dall’internazionalizzazione all’innovazione, dal passaggio generazionale alla crescita dimensionale, le aziende sono chiamate a ragionare sui propri punti deboli per trasformarli in soluzioni d’avanguardia. Stesso discorso vale per l’innovazione che si alimenta anche con collaborazioni orizzontali, in logiche di filiera e adottando tecnologia. Non dimentichiamo poi il passaggio generazionale, vera e propria occasione di crescita per tante piccole imprese, al fine di far crescere all’interno della propria realtà quella cultura manageriale indispensabile per affrontare le nuove sfide.

 

“L’industria italiana dell’imballaggio si dimostra un settore dinamico e in continua crescita” ha dichiarato Anna Paola Cavanna, Presidente di Istituto Italiano Imballaggio. “Particolarmente interessante è il saldo della bilancia commerciale, in attivo di oltre 2 miliardi di euro. Ciò significa che la nostra industria, per quanto legata alla produzione manifatturiera, è molto apprezzata anche al di fuori dei confini nazionali, con la produzione di imballaggi innovativi, sostenibili, e che garantiscono un elevato grado di sicurezza del prodotto contenuto. Continueremo a sensibilizzare i nostri associati su questi temi in modo da mantenere e incrementare il vantaggio competitivo del settore in futuro”.

 

Le sfide per l’innovazione strategica del packaging
Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente dell’Università Bocconi, grande visionario di scenari futuri, non ha mancato di rimarcare anche in questa sede il ruolo del packaging, parlando addirittura di “lettera d’amore fra brand e cliente finale”. Il packaging oggi è la sostanza e sostituisce il prodotto: la fetta di tonno non è nulla di fronte all’opera di ingegneria industriale rappresentata dalla confezione che la contiene.  Il packaging è oggi vettore di intelligenza, molto più del prodotto contenuto e gioca un ruolo primario di piattaforma organizzativa che obbliga le aziende del settore ad aprirsi a nuovi orizzonti, organizzandosi in un ecosistema che posizioni al centro di tutto il dato e che faccia parlare materiali, macchine, processi distributivi, logistica, perché pensare di concentrarsi solo su una fettina di catena del valore è un’idea insufficiente per pensare di sopravvivere in questo mercato in continuo mutamento.
Se analizziamo il comportamento dei giovani, i cosiddetti millennials, risulta come siano sempre meno propensi ad acquistare prodotti alimentari in confezioni tradizionali, semplicemente perché cambiano la logistica dell’approvvigionamento, gli spazi di utilizzo, il modello di consumo individuale e in famiglia.
Questi e altri fattori saranno da propulsore per la spinta a un packaging su richiesta del cliente, a quello e-delivery con e-commerce, sempre più automatizzati, un packaging che di fatto va progressivamente e profondamente ripensato, anche a fronte di una nuova tendenza che vede i grandi operatori mondiali dell’e-commerce organizzarsi al proprio interno per la produzione on-demand di confezioni per le proprie esigenze di business. Si tratta dunque di packaging unici, personalizzati, con un’etichetta stampata con l’indirizzo dell’acquirente, con il quale diventa fondamentale comunicare in maniera smart, con l’ausilio di tecnologie digitali e con messaggi estremamente personalizzati, per esaltare la user experience, coinvolta sempre più all’interno del processo di acquisto. Il cliente oggi non acquista solo un prodotto, ma pretende di vivere un’esperienza anche post acquisto e l’interazione col mondo digitale diventa fondamentale.
Molte aziende rimangono ancorate all’idea del packaging come elemento di conservazione e distribuzione per consumare in un secondo momento, ma si sta affermando una logistica dell’ultimo miglio per cui il packaging diventa supporto di una supply chain nuova e personalizzata capace di abilitare nuovi meccanismi di scambio fra domanda e offerta.
Il valore del packaging non può più essere quantificato in metri quadri, bensì bisogna essere capaci di estrarre più valore dai dati. Il packaging è uno dei fattori più fortemente correlati al cambiamento della domanda e se indirizzato strategicamente può diventare protagonista di fortissimi cambiamenti nella dinamica della domanda, e nella struttura del valore aggiunto di produzione e distribuzione.
Nel mondo dell’e-commerce, in un contesto di logistica innovativa, un packaging accuratamente studiato diventa uno straordinario veicolo di informazioni che non ha più bisogno dell’esposizione in un supermercato per essere acquistato. La sfida pertanto è quella per le aziende di diventare protagoniste di questo cambiamento e non essere semplicemente attori passivi.
“Lunga vita dunque al packaging smart e a un’industria che dialoghi con il consumatore finale”, dice il prof. Carnevale Maffè.
Non sono mancati alcuni interventi dal pubblico in sala che hanno fatto notare come l’importanza della shelf-life per alcune zone del mondo sia ancora un elemento di assoluto valore per il packaging, che qui svolge la sua funzione primaria di conservazione e trasporto. È chiaro ed evidente che l’intervento del prof. Carnevale Maffè è stato pensato sui modelli economici dei Paesi dell’Occidente e come tale va considerato.

 

Ecodesign e sostenibilità del packaging
Il tema della sostenibilità nel packaging è sempre più al centro dell’attenzione delle aziende, che stimolate anche dal mercato e dai consumatori, utilizzano questa leva per rafforzare la propria reputazione. L’introduzione del pacchetto di economia circolare ha imposto un cambio di paradigma, prevedendo a monte la progettazione di prodotti che possono essere trasformati o riutilizzati, garantendo il minor utilizzo di risorse possibili. Per fare ciò è assolutamente indispensabile un forte lavoro di squadra che veda l’intera filiera collaborare, poiché molto spesso il problema è che i vari anelli della filiera non sanno cosa succede al passaggio successivo.
Il mercato oggi utilizza la confezione come strumento di comunicazione della sostenibilità del prodotto facendo leva su tre dimensioni: la conservazione del prodotto, l’eco-design e il valore sociale. Conai, nella sua attività informativa e di sensibilizzazione ha previsto una serie di interventi a favore dell’ecodesign del packaging, promuovendo e premiando con incentivi economici, attraverso il Bando Conai per la prevenzione, le aziende che si impegnano a immettere sul mercato imballaggi innovativi e sostenibili. I dati parlano chiaro: quasi il 70% delle famiglie italiane tiene in considerazione le caratteristiche ambientali del packaging nelle proprie abitudini di consumo, dando particolare risalto a un design semplice, alla riciclabilità, riutilizzo e infine l’impiego di materiale riciclato. Ed è in questa direzione che bisogna lavorare.

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