Gifasp: “A packaging experience talk”…

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Il consueto claim di Gifasp “Cultura del contenere e proteggere” si è arricchito di una visione a 360 gradi in cui la sensibilità umana, rappresentata per esempio dall’arte, viene anch’essa presa in considerazione: ecco sintetizzato l’incontro “Design, art, ethics: a packaging experience talk”.

L’Associazione Gifasp ha aggiunto un ulteriore passo al cammino iniziato nel 2015 sul tema della sostenibilità attraverso un talk con Paolo Rossetti, designer, partner e direttore creativo di Rossetti Brand Design; Duilio Forte, artista italo-svedese; Francesca Meana, consigliere Gifasp e designer di “Pourquoi Pas Lab” e Marco Sachet, promotore della Carta Etica del Packaging e Direttore Istituto Italiano Imballaggio. Una accesa discussione tra relatori e pubblico ha animato da subito l’incontro: il tema dell’ambiente è un tema caldo e molto sentito su tutti i fronti.

All’interno della Milano Design Week 2019 Gifasp, l’Associazione dei produttori di astucci e scatole pieghevoli – parliamo di packaging cartotecnico – in collaborazione con l’Istituto Italiano Imballaggio e Comieco, ha promosso la propria visione organizzando un duplice appuntamento: il Talk “Design, art, ethics: a packaging experience talk” e una visita guidata alla mostra “Sidewalk diaries” sul tema papercutting per promuovere una “cultura del contenere e proteggere” in una visione allargata e sensibile anche all’arte.
#NonsprecoProteggo è l’hashtag che meglio sintetizza il lavoro proteso alla “prevenzione dello spreco”, cioè a “tutte le misure prese prima che una sostanza, un materiale o un prodotto sia diventato un rifiuto”. L’attenzione è posta naturalmente su ogni step della filiera, partendo dalle materie prime sino al momento dello smaltimento, aspetti naturalmente seguiti con altrettanta attenzione. In questo clima si è parlato sia del “Codice Etico Gifasp” e, più in profondità, della “Carta Etica del Packaging”, base condivisa dalle aziende per una visione attenta alla complessità della contemporaneità.
Durante il talk si sono affrontati più temi: la forza prorompente della contaminazione tra temi diversi per generare soluzioni più mirate e di successo (design di prodotto, visual design, arte, emozioni…); il concetto di “Experience” in cui l’utente vive in una modalità polivalente ed attiva; un design di sostanza che comunichi con efficacia le caratteristiche del brand; l’utilizzo di fornitori ultra-certificati riguardo la materia prima; la riciclabilità al 100% dell’imballaggio ed infine l’implementazione della ricerca per aiutare a trovare soluzioni il più possibile sostenibili in un contesto globale.
La discussione tra relatori e pubblico è stata da subito accesa e vivace: il tema dell’ambiente è stato al centro dell’interesse durante tutta la #MilanoDesignWeek19; è un tema di estrema e talvolta drammatica attualità e molto sentito su ogni fronte.

UNA SINTESI DEGLI INTERVENTI

Gli interventi si sono susseguiti ed il clima, a volte acceso, è certamente servito a far esprimere sino in fondo le differenti posizioni tra gli oratori ed anche tra il pubblico, molto partecipe. Il talk all’interno del Co-Working Copernico Centrale il 12 aprile 2019, ha dato seguito al fil rouge iniziato nel 2015, anno in cui l’Associazione dei produttori di astucci e scatole pieghevoli cartotecnici ha infatti premuto l’acceleratore su una visione più consapevole e sostenibile contro un consumismo sfrenato che ha ormai fatto il suo tempo. Il talk, condotto da Fabrizio Bellavista, è stato introdotto da Fulvia lo Duca, past-president di Gifasp e Managing Director Abar SpA, che ha sottolineato come “il packaging conserva e protegge; spesso è mal percepito ma in realtà aiuta il prodotto a mantenere le proprie caratteristiche nel tempo e a far sì che l’impatto sull’ambiente sia minore. L’impatto ambientale di un alimento è pari all’80%, mentre quello del packaging rappresenta solo il 20%… Un packaging etico è quello che quindi ha un impatto minore sull’ambiente e, nel caso di quello cartaceo, che proviene da foreste certificate (le cartiere certificate ri-piantumano infatti le foreste, ripiantando gli alberi tagliati addirittura con un rapporto di 1 a 3; aiutano perciò il rimboschimento anziché fare il contrario) e possiede una materia prima rinnovabile che si può riciclare. E’ poi fondamentale la collaborazione di tutta la filiera per ottenere un packaging sostenibile, consumatore finale compreso!”.
Francesca Meana, consigliere Gifasp e designer di “Pourquoi Pas Lab”, ha ripreso il concetto di contaminazione: “è essenziale nel mondo produttivo ed io la pratico attraverso un approccio creativo che si ispira all’arte”. Un altro punto importante: “chi progetta il packaging dovrebbe comunicare molto di più con chi lo crea; oggi, in questo avvicendarsi veloce di idee, si richiede una rapidità anche nel rapporto tra azienda e designer che, a volte, non consente questo dialogo”. E ha concluso: “oltre alla ricerca costante della migliore forma estetica, comunicare il prodotto con efficacia e dare informazioni precise su di esso richiede anche un supplemento di attenzione per offrire una base emozionale e per fare questo ci si ispira spesso all’arte: non è casuale la grafica che ho usato nella locandina; lo stile si rifà a Bauhaus, di cui quest’anno cade il centenario. Ogni cosa richiede la massima attenzione, è un modo per comunicare il proprio amore per la vita”.
Duilio Forte, artista italo-svedese, è partito a descrivere la sua opera ‘Le stanze’ in cui è presente il concetto di contenere, che naturalmente è stato interpretato artisticamente: “ho creato ‘Le stanze’, un’opera chiusa e aperta, in cui si poteva entrare ed uscire senza restrizioni e che possedeva una scenografia teatrale; era infatti una stanza ma anche una casa, un riprendere contatto con un modo più naturale di vivere gli spazi (la sauna, per esempio, era posta in ingresso, per una sorta di purificazione). Era anche un’opera smontabile al 100% e completamente riutilizzabile (il legno era ad esempio non verniciato e non inquinante e anche le carte da parati erano smontabili); questi aspetti rappresentano secondo me alcuni dei principi a cui dovrebbero attenersi tutti i progettisti, mentre spesso si usano materiali non riciclabili causando parecchio spreco; questo aspetto è tenuto quasi sempre in considerazione nei Paesi scandinavi e meno in Italia. Il packaging oggi è uno strumento di marketing ed io non condivido questa visione volta a conferire una sorta di sacralità all’oggetto che diviene quasi una reliquia. Per quanto invece riguarda la sostenibilità, in Italia bisognerebbe fare un grande sforzo di formazione partendo dai bambini, per coprire il gap che ci separa da molti altri Paesi più avanzati”.
Paolo Rossetti, designer, partner e direttore creativo di Rossetti Brand Design, è intervenuto descrivendo il proprio lavoro partendo dal suo esordio che vede le radici nell’Agenzia Testa Pella Rossetti che ha segnato la storia della pubblicità italiana. Nella conversazione ha evidenziato: “molti dei relatori sono già intervenuti sul tema packaging ed etica; io vorrei far risaltare il lavoro condotto soprattutto sull’estetica e sulla parte comunicativa. Il packaging, oltre a preservare un prodotto aumentandone la durata e mantenendone le peculiarità, è infatti un veicolo per fare comunicazione; attraverso di esso si entra in contatto con il brand e con i suoi valori. E’ un momento di contatto importante con l’azienda e la sua ‘anima’ e deve rendere appetibile e commercialmente attrattivo un prodotto; il packaging diventa quindi un linguaggio e un momento di relazione. Non dimentichiamoci che la bellezza in tutte le sua accezioni è uno dei principali driver della nostra vita”. Sulla problematica ambientale ha chiuso sostenendo che “richiede un grande sforzo collettivo trasversale a tutti gli attori ma temo che per la realtà italiana serva ancora tempo prima di raggiungere risultati ottimali spalmati sull’intero territorio”.
Marco Sachet, promotore della Carta Etica del Packaging e Direttore Istituto Italiano Imballaggio, ha infine spiegato che “esiste oggi una metodologia scientifica che studia come progettare un packaging adeguato, ottimale in tutte le sue componenti, una metodologia che negli USA esiste da più di 50 anni ma che in Italia non ha ancora preso piede. Guardare all’imballaggio come filiera significa che la progettazione del packaging deve essere in grado di gestire le aspettative di tutti gli attori e questo è già di per sè un atteggiamento etico. L’Istituto Italiano Imballaggio promuove la Carta Etica del Packaging, un documento, realizzato dalla Facoltà di Design del Politecnico di Milano, in cui i vari attori possono riconoscere i principi etici di questo settore: tra i concetti utili nell’imballaggio sicuramente il più attuale è quello della sostenibilità. Nella Carta Etica del Packaging, tra le altre cose, si afferma che il packaging è sostenibile se progettato in modo olistico; che deve essere pienamente coerente e dialogante con il prodotto e i suoi modi d’uso e che deve ottimizzare prestazioni ambientali complessive. Il packaging è uno strumento ma va valutato solo se considerato con il proprio contenuto ed oggi lo si può progettare attraverso metodologie precise, misurabili ed attente all’etica; la scienza del packaging è infatti ancora giovane ma sicuramente rappresenta un tema che merita l’insegnamento”.
Molti i personaggi presenti al talk: tra questi Federica Brumen dell’Area Ricerca & Sviluppo di Comieco che, come ha spiegato, “è un Consorzio nato per garantire la raccolta differenziata in Italia; il nostro Paese non è infatti produttore di materia prima ma le filiere del riciclo funzionano molto bene: secondo i dati del 2017 in Italia in questo settore si ricicla all’80%”. In risposta ad alcune critiche di staticità provenienti dal pubblico, ha sottolinea che “il packaging è un settore che innova: sono stati depositati nel nostro Paese più di 300 brevetti nel settore dell’imballaggio di carta e cartone e le aziende investono anche per l’ecosostenibilità, oltre che dal punto di vista economico e del lavoro”.
Al termine dell’incontro si è svolta una visita guidata da Marta Menegon, consulente Arte & Comunicazione per il gruppo Copernico e responsabile del progetto Artjourney, della mostra sul “papercutting” – quindi in tema con l’incontro – “Sidewalk diaries” di Marco Gallotta e Claudio Napoli allestita nella zona Art Basement di Copernico Milano Centrale. Ci si è così immersi ancora di più nell’atmosfera di questa location, di cui la Menegon ha spiegato il senso: “il talk di oggi è strettamente connesso con la mostra degli artisti Marco Gallotta e Claudio Napoli che utilizzano la tecnica del paper cutting e la fotografia; l’elemento di base da cui siamo partititi è stata quindi la carta ed il cartoncino, argomento ben presente nell’incontro di Gifasp in cui si è parlato di sostenibilità e di cultura della protezione. Alla base di questo incontro c’è stata poi la volontà di mettere insieme l’arte ed il mondo aziendale come ha fatto anche il gruppo Copernico: quando ha infatti aperto, quattro anni fa, ha pensato che l’arte (e la bellezza da essa veicolata) potesse essere un valore aggiunto”.
Chiudiamo con il pensiero di Emilio Albertini, presidente di Gifasp, che sottolinea da sempre come l’imballaggio sia uno degli ‘attori’ di una nuova visione, volta a proteggere ed allungare la vita dei prodotti e degli oggetti all’interno di un variegato schieramento di azioni anti-spreco. “La compartecipazione di diversi attori operanti in differenti settori merceologici è una garanzia di efficacia” afferma Albertini ricordando che “l’Associazione vuole dare una risposta alla richiesta di sostenibilità attraverso una visione molto equilibrata del progresso in cui, per esempio, i nostri fornitori sono ultra-certificati e l’attenzione al riciclo posta in primo piano, in modo da salvaguardare il patrimonio naturale”.

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