Etichette autoadesive: un comparto in salute

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Lo scorso maggio si è svolto a Porto San Giorgio (AN) il XXXIII convegno Gipea, abituale momento di incontro per scambiare opinioni e trovare risposte alle sfide del settore: l’incontro è stato caratterizzato da una grande voglia di cambiare e di mettersi in discussione, atteggiamento che può avere solo conseguenze positive

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La scelta della sede non è stata casuale, e per volere del Comitato Direttivo, si è deciso di venire in una regione gravemente segnata dalla sciagura del terremoto, per dare una testimonianza di solidarietà. “Prima di affrontare i temi specifici del comparto delle etichette autoadesive proviamo a fare un punto della situazione economica italiana e internazionale, segnata da instabilità politica e da sentimenti di rivolta e di insoddisfazione che attraversano tutti i continenti soprattutto nei ceti più poveri e disagiati”, esordisce nella sua relazione iniziale il presidente di Gipea, Alberto Quaglia.
La Cina ha chiuso l’anno 2016 con il dato PIL previsto, il più basso degli ultimi 20 anni, scontando un passaggio verso un’economia più matura e bilanciata. Nell’area Euro la crescita del PIL si è fermata a 1,7%, allineandosi al dato del 2015; in Europa il tasso di disoccupazione è sceso al 9,6% recuperando lo 0,7% rispetto all’anno precedente. In Italia la disoccupazione è oltre l’11%.

 

Il settore delle etichette è in forma

Alberto Quaglia, Presidente Gipea

I dati dell’osservatorio economico presentati a novembre 2016 hanno confermato la crescita nel 2015 con un 7,2%, ponendo il comparto delle etichette autoadesive nelle posizioni più alte della classifica di tutta l’industria manifatturiera italiana. Analizzando i dati del settore degli ultimi anni si rileva come la crescita dei volumi non sia stata seguita però da un altrettanto incremento dei prezzi medi di vendita facendo pensare che spesso si sia usata la leva del prezzo per accrescere il numero degli ordini sacrificando il risultato economico. Solo il 2015 è stato caratterizzato da un miglioramento generale dei risultati medi economici, quindi “vogliamo pensare che le nostre aziende si siano orientate a una politica commerciale meno concorrenziale sui prezzi e più attenta ai margini operativi, dando un maggiore valore al prodotto etichetta e ai servizi forniti ai clienti”, afferma Quaglia.
Infine il presidente ha annunciato un progetto di rilancio dell’associazione per attirare nuovi soci e coinvolgere di più le aziende già associate.

 

Un progetto di recupero dei liner
Petri Tani, della società finlandese Cycle4green, ha presentato l’azienda, fondata nel 2009, che si è specializzata nella raccolta dei liner in carta, che poi vengono riciclati e processati dalla cartiera austriaca Lenzing Papier. Questo servizio, di portata europea, con circa 200 punti di raccolta, consente di riciclare il liner per la produzione di nuova carta, contribuendo così in maniera significativa alla sostenibilità, e consentendo inoltre di ridurre i costi di smaltimento rifiuti per gli etichettifici.
Invece di essere incenerito o smaltito in discarica, il liner in carta viene lavorato da Lenzing Papier che rimuove il silicone con una particolare tecnologia e lo trasforma in prodotti in carta riciclata. Tra le varie applicazioni, disponibili anche frontali e liner utilizzati nella produzione di etichette autoadesive. Il servizio di raccolta comprende la fornitura di scatole per lo stoccaggio, la raccolta in loco, il trasporto all’impianto di riciclo e il riciclo dei rifiuti dei liner.

 

Due esempi concreti
Due primarie aziende del settore alimentare e farmaceutico hanno presentato la loro interpretazione della sostenibilità e di come sono riusciti a tradurla in pratica con le etichette.
Giacomo Canali, Packaging Research& Sustainability Manager di Barilla, ha illustrato i principi dell’imballaggio sostenibile secondo Barilla: riduzione della quantità di materiali di imballaggio (ad esempio con la riduzione dello spessore del film utilizzate per confezionare la pasta, riducendo il peso del 29%); utilizzo di imballi riciclabili (passando da un imballaggio multimateriale a monomateriale) e di materiali provenienti da foreste gestite in modo responsabile; validazione delle scelte sulle soluzioni di imballaggi tecnici attraverso analisi degli impa tti (LCA); uso di fonti rinnovabili non in competizione con la filiera alimentare.
La percentuale di imballaggi tecnici riciclabili immessi sul mercato da Barilla è aumentata dall’85% (2008) al 98,5 % (2015), raggiungendo l’obiettivo con un anno di anticipo.
Roberto Masciambruni, Head of Packaging Design, Angelini, ha evidenziato che a circa otto anni dall’esordio, la strategia di contenimento dell’impatto ambientale degli imballaggi dei prodotti farmaceutici portata avanti dalla funzione Packaging Design di Angelini è ormai una realtà di successo, che riesce a coniugare salvaguardia ambientale e miglioramento della gestione delle risorse economiche dell’azienda. Innovare i confezionamenti di prodotto in un’ottica di salvaguardia ambientale è una sfida importante e difficile perché implica la necessità di coniugare l’innovazione nel rispetto con l’ambiente con la conservazione e addirittura il miglioramento degli standard di prodotto. I vantaggi sono molteplici: dalla riduzione della quantità di materia prima su progetti già definiti, alla creazione di un sistema di riduzione alla fonte per progettare imballaggi eco-compatibili, alla riduzione dei volumi per evitare di trasportare a ria e ottimizzare i carichi dei mezzi di trasporto. Masciambruni ha poi ricordato il caso della confezione del prodotto Tantum verde, illustrato nell’immagine.

 

Una tesi di laurea sulle etichette
Simona Patania e Elisa Cravotto, studentesse del Politecnico di Torino, hanno presentato la loro tesi di laurea, sponsorizzata da Gipea, sulla sostenibilità aziendale degli etichettifici. Il loro lavoro sulla sostenibilità aziendale rappresenta il punto di partenza di un progetto a lungo termine di Gipea che vuole arrivare a ipotizzare l’azienda ideale del settore fornendo a tutti gli associati una linea guida per l’implementazione e lo sviluppo delle proprie aziende.

 

Industria 4.0: opportunità strategica e non solo economica per le PMI
Non poteva mancare un intervento sull’industria 4.0 e il consulente Fausto Ceolini, ha posto alla platea le 5 domande che un imprenditore deve assolutamente porsi:

  • Come il digitale rivoluzionerà il mio settore nei prossimi 5 anni?
  • Qual è il potenziale valore per la mia azienda e cosa posso fare per massimizzarlo?
  • Quanto è vicina la rivoluzione e dove ha senso che io orienti i prossimi investimenti?
  • Quali nuove competenze serviranno e come fare per identificarle, selezionarle e mantenerle?
  • Cosa devo fare per pilotare la mia azienda all’interno di questo percorso di (ri)crescita?

Quesiti molto semplici ma concreti, le cui risposte possono inquadrare perfettamente la situazione aziendale. Ceolini ha evidenziato come la trasformazione digitale non avvenga comprando macchine e tecnologie informatiche, ma è il risultato di un percorso che coinvolge prima di tutto l’imprenditore e tutta la struttura aziendale perché riguarda le competenze digitali presenti in azienda ed eventualmente da acquisire all’esterno. Inoltre va ripensato il modello di business con la possibilità di offrire nuovi prodotti e nuovi servizi, e infine l’importanza dei dati, perché nella nuova manifattura intelligente si utilizzano massicciamente i nuovi fattori produttivi, il dato e l’informazione.

 

Crisi climatica e ambientale: i ritardi dell’indifferenza

Luca Mercalli, climatologo e presidente di Nimbus, Società Meteorologica Italiana, ha affrontato il terribile problema dell’impatto dell’azione umana sul pianeta e sul ruolo della sostenibilità come unica soluzione per la pianificazione.
Dall’8 agosto 2016 (l’overshoot day) siamo in debito con la terra perché abbiamo consumato più di quanto il nostro pianeta sia in grado di produrre nell’intero anno. Da quel giorno abbiamo utilizzato più risorse naturali di quelle che la natura può rigenerare. Oggi per soddisfare i nostri bisogni di risorse ecologiche avremmo bisogno di 1,6 pianeti grandi quanto la terra, se continueremo a fare “business-as-usual” nel 2050 avremmo bisogno di tre terre.
Il problema del biossido di carbonio (CO2) è enorme: nel 2013 e per la prima volta nella storia dell’umanità, la sua concentrazione atmosferica ha raggiunto la soglia delle 400 parti per milione (ppm), misurate all’osservatorio del Mauna Loa (Hawaii), e l’incremento procede a un tasso di 2-3 ppm/anno a causa delle ingenti emissioni dovute alle attività umane, rischiando di proiettarci verso un riscaldamento atmosferico e una degradazione ambientale senza precedenti.
“L’uomo sta alterando la composizione chimica dell’atmosfera con una intensità e rapidità epocali, minacciando di scatenare cambiamenti climatici e ambientali irreversibili in grado di perturbare la vivibilità del pianeta per le generazioni future. Bisogna fermare la cementificazione e il consumo irreversibile del suolo; produrre meno rifiuti e riciclare; promuovere le energie rinnovabili, l’efficienza energetica nelle abitazioni, la mobilità elettrica; viaggiare di meno e incentivare il telelavoro; favorire l’agricoltura di prossimità, e soprattutto non arrendersi mai!”, ha concluso Mercalli.