2G&P: ecco i segreti alla base del successo di progetti innovativi

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2g&p-stampatore2È trascorso un anno esatto dall’annuncio da parte di 2G&P dell’applicazione dell’eptacromia in flessografia, e nel frattempo l’interesse del mercato verso questa soluzione è cresciuta, tanto che diverse aziende hanno deciso di chiedere il supporto del service flexo che, dopo aver chiuso un altro anno di crescita importante con un +25% rispetto all’anno precedente, nel primo quadrimestre 2016 sta nuovamente riconfermando il trend positivo degli ultimi anni

 

 

 

 

In costante crescita da ormai alcuni anni, il service di prestampa flexo 2G&P è ormai una delle realtà più conosciute nel settore, e come ci conferma Paolo Ghedini, titolare dell’azienda che ha in organico una quindicina di collaboratori e che molto sta investendo, sia in risorse uma­ne che in tecnologie, 2G&P lavora con serietà e competenza, supportando il cliente nel lavoro quotidiano ma anche affiancandolo in progetti innovativi. Questa è la sua politica vincente, che sta alla base dell’ottimo andamento aziendale.

 

 

 

 

4 L’Eptacromia “in flexo”: questa è la vera novità

Esattamente un anno fa veniva ufficializzata da parte di 2G&P, (Converter-flessibili-carta-cartone luglio/agosto 2015 pag. 20), l’applicazione dell’eptacromia in flessografia, con la collaborazione di un’importante azienda del settore pronta a credere in questa tecnologia. “Non nascondo che dal momento in cui abbiamo iniziato a pubblicizzare questa novità, che non è nell’eptacromia in sé, che esiste da decenni, bensì nella sua applicazione in flessografia, abbiamo ricev
uto dei feedback posit ivi dal mercato e quindi oltre al primo partner con il quale siamo ormai in produzione, abbiamo intrapreso lo stesso percorso con altre aziende, e alcuni nuo­vi clienti ci hanno contattato, dimostrando interesse per ap­profondire l’argomento. Tra le note dolenti, ho re­gi­strato al riguardo qualche voce negativa nei confronti di quanto da noi proposto. Il tentativo è di far passare il tutto come una cosa inutile e non realizzabile, segnale evidente di una tendenza da parte di molti, a denigrare per principio qualunque proposta che porti a un cambiamento nel modo di lavorare o di pensare al quale si è abituati. Qualunque interferenza in equilibri ormai collaudati, soprattutto se comporta investimenti in tem­­po e denaro, viene vista come un “disturbo”. È stato così anche in passato, ad esempio quando tra i primi in Italia abbiamo creduto nella tecnologia di sviluppo termico, oggi apprezzata per varie applicazioni, un tempo denigrata da tutti. Ognuno faccia il suo percorso e se una tecnologia porta reali benefici lo deciderà il mercato. Noi possiamo solo cercare di comprenderne le caratteristiche per poterne sfruttare i vantaggi se ci sono. Se è valida, qualunque novità non si può fermare. Pos­siamo tentare di ostacolarla ma non la fermeremo mai. Per fortuna! Altrimenti la flexo, che oggi ha raggiunto livelli di qualità impensabili in passato, ac­quisendo mercati prima dominati da lito e rotocalco, sarebbe ancora considerata una tecnolo gia di bassa qualità. Per quelle che erano le nostre aspettative, il feedback è già più che positivo”, dice Paolo Ghedini, accogliendoci nella sede di Paderno Dugnano (Mi), consapevole di non aver inventato nulla di nuovo, ma solo di aver provato, e a questo punto con risultati alla mano, an­che con successo, ad applicare l’eptacromia in flessografia, cosa che in passato non era mai stata possibile perchè la tecnologia non lo consentiva.

 

 

 

 Tecnologia si, ma non per tutto!

3Dopo un anno di prove, che comunque hanno richiesto degli investimenti importanti sia in software specifici, che in risorse e tempo dedicati al progetto, i risultati ottenuti hanno convinto i protagonisti che fosse il momento di fare sul serio, passando dai test alla produzione reale, visto che la gamma di colori Pantone coperta con l’eptacromia aveva raggiunto il 95% del totale. “Come dico sempre ai miei clienti, non esis
te una tecnologia o una soluzione in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza, e così vale anche per l’eptacromia. Parlo con cognizione di causa, dato che nel nostro re­parto di produzione sono presenti tutte le ultime tecnologie presenti sul mercato e sappiamo benissimo che ogni im­pianto è ideale per soddisfare determinate esigenze in alcuni campi specifici. La tecnologia è molto importante ma noi in 2G&P diamo ampio risalto a un approccio di tipo consulenziale e di scambio di competenze con il no­stro cliente, un atteggiamento vincente dal quale scaturiscono progetti di successo”, aggiunge Ghedini. Con questo approccio anche l’eptacromia non viene proposta da 2G&P come la risoluzione di tutti i problemi, ma è indicata ad esempio per le aziende che stampano piccole e medie tirature, con frequenti cambi lavoro nel corso della giornata e che possano trarre enormi vantaggi nell’avere una macchina da stampa sempre pronta con 7 colori, da non dover mai sostituire, e pronta a stampare al solo cambio polimeri.

 

 

 

 

Un processo standardizzato per una qualità di stampa al top

Esko Expanded Gamut printing
Espansione gamma tonale con l’aggiunta dell’arancione, del verde e del blu

Ovviamente vengono richieste alcune procedure di standardizzazione nell’approccio al lavoro, con tutti i pa­rametri facenti parte del processo di stampa da tenere sotto controllo, al fine di eliminare tutte quelle variabili, che potrebbero inficiare sulla qualità del lavoro finale. L’ideale sarebbe dedicare una macchina da stampa all’eptacromia, così da poter beneficiare al 100% dei vantaggi di questa tecnologia, con notevoli risparmi sui tempi di avviamento e sui materiali di consumo. Capita di frequente che molte aziende tralascino o comunque diano poca importanza alle operazioni di linearizzazione della propria macchina, convinti di poter raggiungere il risultato, modificando volta per volta i parametri e lasciando quindi ampi margini di manovra all’operatore in macchina. Questo è un approccio che però può portare a risultati non in linea con le aspettative e soprattutto poco costanti. 2G&P è dotata di tre spettrofotometri, di cui uno dedicato alla eptacromia. Un quarto spettrofotometro portatile da sala stampa permette di allineare i parametri e controllarli direttamente dal cliente a bordo macchina. “Posso immaginare un certo tipo di scetticismo sul fatto che effettivamente basti cambiare la bobina e inserire i nuovi fotopolimeri per dare avvio al nuovo lavoro, ma è quanto abbiamo testato in quasi due anni di prove, e ci sono i risultati a dimostrarlo, dato che c’è chi ormai è entrato in produzione, con piena soddisfazione anche del cliente finale. Chi vuole metterci alla prova non deve far altro che contattarci, e insieme approfondiremo ogni aspetto tecnico, pronti a rispondere a qualsiasi quesito, ma soprattutto facendo visionare i risultati reali”, dice ancora Ghedini.

 

 

 

Al via i test sulla banda larga

Fino a oggi i test e le prime produzioni sono state effettuate su macchine UV in banda stretta per la produzione di etichette e packaging flessibile, ma questa è una tecnologia che può essere applicata anche sulla banda larga, con i dovuti accorgimenti e in abbinamento ad esempio alla tecnologia del punto a testa piatta che in questo caso garantirebbe una maggiore uniformità di pressione. Sulla fascia larga si può inoltre sfruttare l’abbinamento di più referenze su un unico impianto stampa. “Siamo pronti a misurarci con gli stampatori e con qualcuno lo stiamo già facendo con risultati soddisfacenti per mostrarne la validità anche per questo settore. La tecnologia ci mette a disposizione ottimi strumenti, che uniti alle nostre conoscenze specifiche, possono dare vita a progetti interessanti. L’augurio è che i miei colleghi imprenditori/stampatori si lascino guidare dal proprio fiuto, e abbiano voglia di metterci alla prova al fine di valutare se la nostra proposta sia effettivamente valida per le proprie esigenze. Noi siamo pronti e disponibili a dialogare, a testare e a provarci sempre”, conclude Ghedini.